
La storia che segue, tratta dalla rivista ufologica Italian research, illustra la strabiliante vicenda del celebre Travis Walton, il boscaiolo rapito dagli alieni e devastato psicologicamente, il cui nome è noto anche nel mondo del cinema. Cliccare qui per visitare il suo website ufficiale.
Questo sconcertante caso ha
inizio il 5 novembre 1975, nella riserva Apache della Foresta Nazionale
dell'Arizona. Un squadra di sette boscaioli era stata assunta dal governo per il
disboscamento. Gli uomini stavano tornando a casa, dopo una lunga giornata di
lavoro, con il loro camioncino. Durante il viaggio di ritorno, videro, a poca
distanza dalla strada, un "oggetto luminoso che aveva la forma di un disco
schiacciato". Tutti gli uomini erano d'accordo sul fatto che
Travis Walton,
attratto dall'insolito spettacolo, scese dal veicolo per osservare più da
vicino. Mentre guardava timoroso l'oggetto, improvvisamente una brillante luce
bluastra lo colpì e lo scagliò lontano. Gli altri membri
del gruppo, presi dal
panico, impauriti per la loro vita, scapparono, ma decisero successivamente di tornare indietro per cercare di aiutare Travis. Arrivati sul luogo,
non trovarono traccia né della navicella né di Travis.
Mike Rogers, caro amico di Travis e capogruppo, era alla guida del camioncino.
Secondo quanto racconta Rogers, mentre si allontanavano dal luogo dell'accaduto,
egli nel girarsi vide un oggetto luminoso elevarsi sopra la foresta e
scomparire verso l'orizzonte. Rogers e gli altri cinque uomini si sottoposero anche
alla macchina della verità e superarono i test, eccetto che per una risposta non
troppo chiara, e presto il caso fu sotto tutti i riflettori nazionali. Walton
riapparve cinque giorni dopo, confuso e spaventato, con fugaci ricordi di entità
aliene e descrizioni dell'interno della navicella. La storia di Travis Walton sarebbe
presto divenuta il primo vero caso di abduction preso in seria considerazione
da molti scienziati degni di fede: la sua storia avrebbe costretto l'opinione
pubblica a rivalutare i preconcetti in materia.
I sei testimoni (Allen Dalis,
Dwayne Smith,
John Goulette,
Kenneth Peterson,
Mike Rogers e
Stevie Pierce), di questa controversa vicenda descrissero l'oggetto
volante individualmente utilizzando termini simili. Nella descrizione di Rogers
la navicella era un oggetto grande e incandescente che si librava nell'aria a
circa cento piedi da sotto le cime degli alberi, Dwayne Smith la descriveva come
una superficie liscia che emanava una luce gialla e arancione. Commenti aggiuntivi
dei testimoni oculari raccontavano di un'incredibile superficie liscia, di un
disco appiattito con bordi chiaramente definiti: sia Walton che Rogers stimarono
che il diametro della navicella era di circa venti piedi. I dettagli dell'evento citati dal
rapporto dell'investigatore sono i seguenti: << Quando Walton si avvicinò a piedi
attraverso la radura, l'oggetto iniziò a traballare e a dondolare debolmente,
poi emanò una luce bluastra: un raggio blu guizzò fuori dalla parte
inferiore di quella cosa e lo colpì; era la cosa più luminosa che avesse mai visto.
La luce gettò Walton indietro di dieci piedi: lanciato in
aria, in un movimento a ritroso, cadde a terra sulla schiena volando come se
fosse legato ad un filo. L'orribile spettacolo era irreale. >>
Il poligrafico Cy Gibson riferisce nei suoi documenti quanto segue:
<< Nella prima intervista, Allen Dalis raccontò quanto accadde quel giorno.
La giornata lavorativa era finita e gli uomini stavano tornando a casa. Era
quasi buio, e vide un bagliore venire dagli alberi: poiché si trovavano in una
radura, riuscì a vedere l'oggetto. Rogers, alla guida del camioncino, aveva
rallentato fino a fermarsi perché Travis era uscito dal veicolo e cominciava ad avanzare verso l'oggetto
a passo veloce: Dalis lo descrisse come qualcosa di colore bianco giallastro.
La luce emessa non era lucente ma un bagliore che illuminava tutta la zona
circostante. Dalis vide Walton raggiungere l'UFO e fermarsi ad osservarlo sopra
di lui. Racconta che Walton stava lì, leggermente chinato, con le mani in tasca.
L'oggetto iniziò ad oscillare lentamente e Dalis cominciò a preoccuparsi, nascondendo
la testa tra le ginocchia. Intanto, un'intensa luce illuminò tutta l'area,
camioncino compreso: egli immediatamente si voltò verso l'oggetto e vide la
figura di Walton che tendeva le braccia verso l'alto. Dalis si girò verso Rogers,
seduto al posto di guida, gridando: "Qui fuori c'è l'inferno!" >>
La testimonianza riguardo Rogers dichiara che << ... egli si trovava dalla
parte opposta
del camioncino
rispetto all'UFO, e si dovette chinare per vedere attraverso il
finestrino alla sua destra. Rogers descrive l'UFO come un oggetto oscillante di
color marrone giallastro: non era in grado di dire se la luce provenisse
dall'interno o dall'esterno dell'UFO, ma poteva vedere le ombre degli alberi sul
terreno intorno all'oggetto. L'uomo racconta che l'UFO si trovava a circa
settantacinque o cento piedi dal camioncino: quando Rogers cominciò ad azionare il veicolo,
un raggio di luce brillante illuminò l'intera area, compreso l'interno del
camioncino. Sembrava un impulso costante. Egli non vide un raggio di luce
investire Walton: quando ci fu questa luce fortissima, Rogers si voltò per
guardare l'UFO e vide Walton, scagliato in aria con un movimento a ritroso,
cadere a terra sulla schiena. A quel punto, Dalis e qualcun
altro gridarono: "Qui fuori c'è l'inferno!" >>
Ritornando a quanto accaduto, tutta la squadra si mise a cercare per un po' gridando il nome di Walton, poi tornarono sulla strada principale e, dopo qualche dubbio, decisero di chiamare la polizia e chiedere aiuto. Essi vennero ricevuti prima dal vice sceriffo Eleison e poi dallo sceriffo Marlin Gillespie, che successivamente avrebbe definito il gruppo come "evidentemente e sinceramente scosso". Gli ufficiali e il gruppo tornarono sulla collina per continuare le ricerche, che sarebbero proseguite anche il giorno dopo. I giorni successivi non videro risultati nella ricerca di Walton, nonostante l'utilizzo di elicotteri e cani. Le temperature caddero sotto lo zero la prima delle due notti di ricerca, con il conseguente timore che, se Walton fosse stato ferito o in stato confusionale, non sarebbe sopravvissuto. Nel mentre la legge cercava spiegazioni alternative dell'evento, vagliando anche l'ipotesi di omicidio. Cercando una spiegazione più credibile rispetto a quella del disco volante, venne aperta una vera e propria inchiesta. Il resto della squadra venne sottoposto ad interrogatori continui: furono interrogati anche familiari e amici. Un fatto che diede colore all'inchiesta fu che tutti gli uomini erano illetterati e ciò dava l'impressione di avere a che fare con persone rudi ed emarginate. Di certo, questa è l'ipotesi tipica formulata da chi crede che le persone che non hanno raggiunto un successo finanziario in questo mondo siano bugiarde, imbroglioni e non possano essere sincere. Un' ipotesi comune all'epoca era che Dalis e Walton avessero avuto un battibecco, e che Dalis aveva accidentalmente o di proposito ucciso Walton e nascosto il corpo. Ma se così fosse stato, perché gli altri cinque del gruppo avrebbero rischiato i "fuochi" della giustizia per coprire Dalis? Una seconda ipotesi poneva l'accento sulla possibilità che tutto il gruppo fosse coinvolto in una sorta di rissa o discussione, e che Travis fosse stato ucciso accidentalmente, e nascosto il suo corpo da qualche parte nella foresta. Se ciò fosse stato vero, perché inventare la storia di un rapimento alieno? Una cosa talmente incredibile. Un altro scenario poteva far ipotizzare qualcosa sul contratto governativo del gruppo: forse stavano cercando una scusa per sciogliersi da questo. Ma anche qui, perché inventarsi una simile storia?
Nei primi rapporti della foresta nazionale, i sei uomini dell'equipaggio
avrebbero mostrato
propensione a sottoporsi a ogni tipo di test per stabilire le veridicità delle loro
parole. Dopo il secondo giorno di ricerca, le indagini richiesero l'aiuto di Cy
Gilson, un poligrafico del
Dipartimento della Pubblica Sicurezza, per
controllare gli
uomini. Cinque dei testimoni passarono il test con successo, mentre per il
sesto, Allen Dalis, i risultati del test non furono leggibili. Ciò comportò
risonanza intorno alla sua figura: mentre alcuni dell'equipaggio, come Rogers e
Walton, erano amici da lungo tempo, altri erano solamente conoscenti che si
trovavano a stare insieme per motivi lavorativi, e nel caso di Allen Dalis, tra
lui e Walton non correva buon sangue.
Se Walton fosse stato implicato in una qualche cospirazione per ingannare le
autorità, di certo avrebbe lasciato fuori le persone a lui più vicine. Verso
l'una e mezza del mattino del 6 novembre, Coplan e Rogers comunicarono alla madre di
Walton, Mary Kellett,
la scomparsa del figlio. La reazione della donna fu tranquilla ed ella stessa si
pronunciò nel venire a conoscenza che suo figlio minore
fosse stato rapito dagli alieni: << Ebbene, sono cose che succedono >>, raccontando
successivamente di quando lei e suo figlio maggiore,
Duane, avevano
avvistato degli
UFO. Sempre quella mattina, all'incirca verso le tre, fu avvertita anche la
sorella di Walton, Grant Neff, e anche lei ebbe la stessa reazione tranquilla
alla notizia del rapimento alieno del fratello. Il resto del giorno continuarono
le ricerche dell'uomo nel luogo della sua scomparsa. Non c'era alcun indizio che
facesse trapelare la presenza di qualcosa: niente sangue, nessun brandello
d'abito, nessuna traccia di esplosione. Non
c'era traccia alcuna che potesse dar prova di colluttazione tra i membri della
squadra: non c'era traccia di Travis Walton.
Per ogni ipotesi UFO, vi era un conseguente ridimensionamento. Le autorità
cercarono di tenere la scena dell'incidente "incontaminata", ma l'interesse
faceva confluire sul posto tanta persone locali e non. Tante erano le opinioni
sull'evento: chi, stupito, voleva ascoltare ciò che gli uomini avevano visto,
chi li definiva burloni e bugiardi; alcuni sostenevano persino che non fosse
nient'altro che uno scherzo di cattivo gusto, che Travis si stesse nascondendo
da qualche parte e che sarebbe improvvisamente riapparso al momento opportuno. A
questo punto delle indagini, c'era una domanda nella testa di tutte le persone
coinvolte, amici o nemici: dov'era Travis Walton?
L'ultima cosa che Walton ricordava sull'incidente accaduto nel bosco era la
sensazione di andare indietro, e poi nient'altro. Si svegliò gelato e con una
sete irresistibile: lentamente, tra le immagini confuse, ricordava di giacere su
un tavolo. Ancora molto debole, Walton realizzò: << Mio Dio, l'ospedale! Mi
stanno portando in ospedale! >> Un ambiente umido, non confortevole, la sua
giacca sotto le sue braccia: << Non capivo perché l'infermiera non mi avesse
tolto la giacca. >> Avvertendo di essere visionato da uno strano congegno che girava
intorno al suo corpo, egli provò a focalizzare le figure non ben definite del
dottore e delle infermiere certamente in suo aiuto: quando riuscì ad inquadrare
la scena, improvvisamente venne scioccato dal volto di un'"orribile creatura".
Ce n'erano tre, che lo guardavano fisso con le loro grandi pupille marroni. Travis tentò di toccarne uno con la poca forza rimastagli,
ma l'essere si tirò
indietro in modo strano e con tranquillità. << Era morbido e leggero >>, avrebbe
raccontato più tardi Travis. Egli si mise sulla difensiva, pronto al
combattimento, come un animale in gabbia. Cercando con lo sguardo qualcosa da
afferrare per difendersi, agguantò una sorta di tubo con cui provò a
spaventare i suoi rapitori. Gridò loro: << State lontani, dannati! >>, ed essi si
fermarono. Quegli esseri erano alti poco meno di cinque piedi, con sembianze
umanoidi: erano magri, gracili, coperti da una pelle stucchevole, le loro
piccole mani erano delicate e senza unghie; del tutto pelate, le loro teste
erano sproporzionatamente grandi rispetto ai corpi.
La sola caratteristica che non sembrava misera erano quegli incredibili
occhi: quelle sfere luccicanti avevano un'iride marrone due volte la misura di
quello di un normale occhio umano: la membrana
oculare era così grande che anche
le parti delle pupille erano nascoste dalle palpebre, dando all'occhio una certa
parvenza felina; essi non presentavano ciglia né
sopracciglia, le loro piccole bocche non si muovevano mai. Travis era pronto a
combattere per la sua vita. Improvvisamente, inspiegabilmente, gli alieni
lasciarono la stanza passando per una porta aperta. << Devo uscire da qui
>>, pensò.
Guardando attraverso un atrio inarcante che si apriva dalla stanza, egli non
vide nessuno. Freneticamente si mosse, varcò la porta e poi pensò: << Potrei
tornare indietro? Perdere un'occasione di fuga? >> Con cautela avanzò e vide una
stanza circolare con un tetto a forma di cupola e tre porte rettangolari
chiuse: la stanza era vuota eccetto che per una sedia che si trovava davanti a lui.
Forse qualcuno che lui non poteva vedere era seduto lì? Girò per la stanza, guardò
la sedia: non avrebbe mai voluto rivedere una di quelle creature orrende.
Finalmente poté accertarsi che la sedia non era occupata, e cominciò a
muoversi verso essa. Ma accadde qualcosa di strano: si fece buio, piccole luci
iniziarono ad apparire su o attraverso il muro della stanza; sembravano
stelle. Sperimentando i controlli sulla
sedia, si preoccupò di poter attirare l'attenzione su di sé, così si alzò e
lasciò la sedia. Mentre camminava per i bordi della stanza, le stelle prima
visibili cominciarono ad affievolirsi, e la superficie del muro, il soffitto e
il pavimento divennero visibili. Si avvicinò ad una delle porte rettangolari,
cercò un qualche congegno per aprirla, ma non trovò niente. Tornando alla sedia, Travis sentì un rumore flebile: una porta si aprì e apparve una figura umana.
L'uomo era alto circa sei piedi ed appariva muscoloso: correndogli incontro, Travis
cominciò a fargli delle domande. Nessun verso provenne dall'uomo, che prese Travis per il braccio
e lo portò per un corridoio segreto. Fermandosi davanti alla porta che
improvvisamente si aprì, entrarono in un piccola stanza spoglia. Egli tentava
continuamente di avere risposte dall'uomo, ma i suoi sforzi furono vani.
Travis trascorse solo un paio di minuti nella piccola stanza, e poi un'altra
porta si aprì: ne uscì un'aria fresca, poi procedette lungo una rampa.
Girandosi riuscì a vedere la navicella da cui era appena uscito: era più grande di quella che aveva visto nel bosco;
stimò un diametro
di circa sessanta piedi. Aveva appena lasciato la grande navicella ed entrò in una
stanza molto ampia, dentro la quale vide altre piccole navicelle. Egli
stava ora procedendo attraverso un atrio ad un'altra serie di porte che si
aprivano automaticamente: attraverso una porta entrò in una stanza completamente
bianca con all'interno un tavolo ed una sedia. La sua attenzione andò
immediatamente ad altre tre figure umane nella stanza. Questa volta c'erano due
uomini e una donna: le tre persone presentavano caratteristiche simili a quello
che aveva visto precedentemente. Travis provò a conversare, ma senza
alcun risultato. Formulò un paio di domande del tipo: << Qualcuno può dirmi dove
sono? In quale inferno stiamo andando? Che luogo è questo? >>
La donna e uno degli uomini presero Travis per un braccio e lo portarono verso
il tavolo. Travis cominciò a preoccuparsi per quello che stavano facendo. Tutti
e tre misero con delicatezza l'uomo sul tavolo: la donna aveva un oggetto simile
ad una maschera d'ossigeno, ma senza alcun tubo; solo una piccola sfera nera. Travis
cercò di mettere via la maschera ma si sentì improvvisamente debole, finché
tutto intorno a lui divenne buio. L'ultimo pensiero prima di perdere conoscenza
fu: << Cosa succederà? >>
In città, le indagini riguardo la scomparsa di Travis Walton non erano
altro che dati confusi: la città di Snowflake fu sommersa da giornalisti di ogni
genere da tutto il mondo. L'opinione pubblica era equamente divisa: una parte
pensava che tutta quella confusione si sarebbe conclusa nel momento in cui il corpo
sarebbe stato
ritrovato, l'altra parte si domandava in quale parte di mondo si stesse nascondendo
l'uomo
e quando sarebbe tornato. Nessuna delle due correnti di pensiero avrebbe aspettato a lungo. La
continua ricerca di Travis produceva solo allusioni e teorie: tutta la
speculazione cessò quando cinque giorni dopo l'uomo improvvisamente riapparve.
Travis dichiarò: << Quando tornai in me, era notte e mi ritrovai su un marciapiede
freddo a ovest di Heber, Arizona. Giacevo sulla pancia, la testa
sull'avambraccio
destro. L'aria fredda mi svegliò all'istante: vidi una luce
voltare in fondo ad una curva. Mentre alzavo la testa, una luce bianca catturò
il mio occhio un momento prima dello sbattere delle ciglia. O una luce o un
portello che era stato chiuso: non posso essere sicuro di cosa fosse. >> E
continuò: << Poi vidi la sagoma riflessa di un disco argenteo che si
librava a quattro piedi dal suolo: doveva avere un diametro di circa quaranta piedi,
era
troppo grande rispetto alla strada principale e si estendeva al di là dei margini
di essa. Sembrava trovarsi ad un'altezza di circa quattordici piedi dal suolo: per
un istante fluttuò in aria silenziosamente. Potevo vedere il cielo, gli alberi
intorno e il tracciato della strada maestra sullo specchio della sua copertura.
Un lieve calore si diffondeva sul mio viso: poi, improvvisamente, si scagliò nel
cielo in verticale, creando un forte spostamento d'aria che agitò i rami dei
pini vicini e spazzò via le foglie della quercia secca che si trovava accanto
alla strada. La cosa più sorprendente fu la calma della partenza: sembrava
impossibile che qualcosa di così grande e che si muoveva nell'atmosfera a quella
velocità non emettesse rumori o non infrangesse la barriera del suono con un
boato. Tutto accadde in totale silenzio. Mi arrampicai barcollante sui miei piedi:
le mie gambe si sentirono dure come
la gomma. Dondolai, poi riuscii a stare in equilibrio. Guardai intorno e
riconobbi lo spazio abbandonato prima della curva della strada che si snodava
sotto il canyon a Heber da ovest. Corsi sfrenatamente per la strada deserta,
attraverso il ponte, fermandomi al nuovo edificio dall'altra parte
della stazione di sevizio Union 76. Nessuno rispondeva al mio bussare disperato,
non passava nessuna macchina: corsi per la strada pubblica, sul secondo ponte,
alla fila di cabine telefoniche alla stazione Exxon. Chiamai un operatore e,
dato che una
moneta da dieci centesimi non era sufficiente per mettersi in contatto con un operatore
dalle nostre parti, pronunciai ansimando il numero di mia sorella: era il solo
parente vicino con un telefono. Rispose mio cognato Grant. Erano le 12:05 del mattino,
mi
trovavo in uno stato mentale incredibile, difficile da descrivere. Quando mi
ripresi come meglio potei, gridai qualcosa come "mi hanno riportato indietro", poi cominciai a balbettare: mi trovavo lì fuori a Heber, pregando che qualcuno
venisse a prendermi e portarmi via. La mia mano iniziò a tremare appena presi il
ricevitore: Grant non sembrava divertito, prese la chiamata come se fosse uno
scherzo crudele: "Credo che lei abbia sbagliato numero", replicò
sarcasticamente, con l'intenzione di attaccare. "Aspetta! Sono io, Travis!", gridai
istericamente nel ricevitore. "Dove sei?", chiese, ancora sospettando che fosse
uno scherzo. "Alla stazione Exxon, Heber". "Va bene", mi rispose, con tono
contrito e circospetto. "Rimani lì: vengo a prenderti, aspettami." Grant guidò per tre miglia fino a
Snowflake e trovò mio fratello Duane a casa di mia madre: raccontò a Duane della
telefonata e dei suoi dubbi a riguardo. Anche Duane pensò che la chiamata
potesse rappresentare uno stupido umorismo, ma decisero di non correre il rischio
di non indagare. Partirono così alla volta di Heber, trentatre miglia di distanza. Una
luce illuminò la cabina telefonica: fui sollevato
quando alzai la testa e vidi i
fari del camioncino di Duane. Si avvicinarono alla cabina telefonica dove mi ero
lasciato cadere. Duane aprì la porta di vetro della
cabine e mi aiutò ad alzarmi.
"Non sono mai stato così felice di vederti!", disse Grant. Duane mi aiutò ad
entrare nel caldo camioncino e chiese a Grant di guidare. Sulla strada per
Snowflake cercai di raccontare loro cosa mi fosse accaduto, ma non fui in grado.
"Erano terrificanti: pelle
bianca, grandi occhi... piangevo per la paura!", affermai. "Prendila tranquillamente, Travis: stai bene
adesso", risposero. "Non mi hanno fatto male, vero?", domandai. "No". "Ma quegli occhi... quei terribili
occhi!", esclamai terrorizzato. "Ora stai bene: è questo ciò che conta", disse Duane. "Erano tutti
preoccupati per te", continuò. "Se siamo già dopo mezzanotte,
credo di essere rimasto in stato di incoscienza per un paio d'ore, ... ",
replicai tremante, " ... perché mi ricordo di essermi trovato dentro quella cosa per un'ora o
un'ora e mezza". Duane e Grant mi guardarono in
modo strano. "Travis, toccati il viso", disse Duane. "Oh, cielo! Mi sono fatto la barba
stamattina ed è come se non me la facessi da una settimana!", esclamai confuso. "Travis,
... ", disse Duane gentilmente, " ... sei scomparso per cinque giorni". >>
Dopo il ritrovamento di Travis, la
prima preoccupazione della famiglia e degli amici fu la sua salute: solo qualche livido e sbucciatura. La sua condizione mentale? Qui la storia fu
diversa. Il fratello maggiore di Travis, Duane, cercò di proteggerlo, e si
occupò delle autorità, ma era equipaggiato male per quanto sarebbe accaduto. I
gruppi di ricerca ufologici cominciarono a tartassare la famiglia, e la polizia locale
e di stato era affamata di risposte. Profittatori, truffatori, ammiratori,
falsificatori e scettici: tutti volevano un frammento di Travis e della sua
storia. Già infuriati al pensiero di essere ingannati, non potevano trattenersi
dal dire "vi avevo detto che fosse così", "sapevo che fosse una balla", "erano tutte
un mucchio di sciocchezze". Era un'altra storia disonesta e stupida di un umile
e ingenuo uomo di paese? La collusione tra gli inquirenti e
l'APRO
(Aerial Phenomena Research
Organization) avrebbe avuto
un effetto diverso sul caso. Si preoccuparono di verificare la veridicità della
storia o erano interessati alla sola vendita di
giornali? Il gruppo di ricerca APRO aveva la reputazione di essere
un'organizzazione imparziale e di mente aperta, ma non fu in grado di
investigare su tutti i rapporti ufologici: essi dovevano essere scrupolosi e dare
rilievo solo ai casi più incredibili. Specialmente per non rischiare di superare
il budget economico, furono messi nella posizione di dover fare affidamento
sulle risorse finanziarie della
National Enquirer in cambio dell'esclusività
sulla pubblicazione della notizia. Sottoporre Travis ad un test che
attestasse
la verità di quanto raccontava fu un errore: ancora in un confuso stato
mentale, era incerto sull'esattezza di quanto accaduto. Inizialmente
ricordava informazioni a pezzi e bocconi, ma col tempo la sua memoria ritornò lentamente. Il primo test eseguito su Travis ebbe come risultato il falso.
Successivamente ne avrebbe fatti altri dodici, di cui l'ultimo nel 1993, diciott'anni dopo gli eventi. Sembrava incredibilmente strano che cinque
testimoni della stessa circostanza risultassero sinceri, uno poco chiaro, e la vittima
mentisse. In seguito,
tutti i testimoni passarono i test a cui vennero sottoposti. Fu anche riferito
che ad un membro dell'equipaggio venne offerta una cifra di diecimila dollari per
confessare che la storia fosse un'invenzione. Sebbene di certo ci fu la tentazione per una
somma di denaro talmente consistente, egli continuò con la versione originale. Il
test di Dalis fu anche contaminato dal fatto che egli era presumibilmente
ricercato per questioni relative a un crimine e che aveva anche problemi familiari
irrisolti, come una grande somma di denaro per alimenti: il suo nome sui
giornali avrebbe certamente messo sulle sue tracce i familiari e le autorità.
Prendendo in esame tutte le informazioni disponibili a quel tempo, ci sono alcuni fatti dell'evento che sono incontestabili:
-
a dispetto delle dichiarazioni
di chi affermava fosse una beffa, nessuno ha portato qualche prova a sostegno
delle loro tesi;
-
a dispetto di una massiccia ricerca che vedeva in campo una cinquantina di
volontari, più cani ed elicotteri, non fu trovata alcuna traccia fisica di Travis
Walton durante i cinque giorni della sua scomparsa;
-
nei venticinque anni successivi all'evento, nessuno ha fornito informazioni su dove fosse Travis o su un possibile luogo dove potesse essere in quei
cinque giorni;
-
le indagini delle forze dell'ordine, sebbene rivendicassero che si trattasse
di una beffa, non evidenziarono mai una tacca nelle affermazioni degli uomini
dell'equipaggio, che rimasero le stesse da allora;
-
secondo una prospettiva teorica, sarebbe estremamente improbabile che sette uomini,
tutti semplici lavoratori, potessero elaborare una simile truffa, ingannare i
test della verità, sostenere un interrogatorio e perseverare nella medesima
incredibile storia per un quarto di secolo, senza un'incrinatura. Lo stress
delle indagini causò problemi personali agli uomini, ma essi continuarono a
sostenere quanto sempre affermato;
-
sebbene Walton ricevette denaro per la sua storia, solo molti anni dopo
trasse guadagno da essa. Riesaminando tutti i fatti presentati sino ad oggi, è
anche opportuno affermare che sarebbe più facile provare ciò che è successo
piuttosto che il contrario, anche se sarebbe molto più semplice
gridare "E' un inganno", senza prove a sostegno.
Comunque, nell'oscurità delle dichiarazioni rilasciate dall'equipaggio sino ad oggi, è giusto dire che il 5 novembre 1975 è accaduto qualcosa di veramente straordinario e insolito nella lontana foresta dell'Arizona. Il film tratto dalla storia di Travis Walton, Bagliori nel buio (Robert Lieberman, 1993), rimane oggi uno dei rapporti più intriganti di rapimenti UFO.
<< Molti anni fa, nel bel mezzo della foresta nazionale, scesi dal camioncino dove si trovava il resto della mia squadra e corsi verso un grande disco lucente sospeso in aria nell'oscuro cielo dell'Arizona. Ma quando feci questa scelta decisiva di lasciare il camioncino, stavo lasciando dietro di me molto di più dei miei sei compagni: mi stavo lasciando per sempre alle spalle ogni aspetto di una vita normale, correndo a capofitto verso un'esperienza così schiacciante e lacerante per la mia mente, così devastante nelle sue conseguenze, che la mia vita non sarebbe mai più potuta essere la stessa. >>