Segue la più celebre e misteriosa leggenda della storia di tutti i tempi. Il testo sottostante è tratto dall'enciclopedia virtuale Wikipedia.

 

 

Il termine "graal" designa in francese antico una coppa o un piatto, e probabilmente deriva dal latino medievale "gradalis", con il significato di "vaso". In particolare, secondo la tradizione medievale il Graal è la coppa contenente il sangue di Gesù Cristo utilizzata nell'ultima cena. Proprio per aver raccolto il sangue di Gesù, tale oggetto sarebbe dotato di misteriosi poteri magici. In altre culture si identifica il medesimo oggetto con lo stesso nome: per esempio, il Graal è associato al calderone dei Dagda, un antico talismano della civiltà celtica. Lo sviluppo della leggenda del Graal è stato tracciato in dettaglio dagli storici culturali: sarebbe una leggenda orale gotica, derivata forse da alcuni racconti folcloristici precristiani e trascritta in forma di romanzo tra la fine del dodicesimo e l'inizio del tredicesimo secolo. Gli antichi racconti sul Graal sarebbero stati imperniati sulla figura di Percival e si sarebbero poi intrecciati con il ciclo arturiano. I romanzi del Graal furono originariamente scritti in francese e successivamente tradotti nelle altre lingue europee, senza l'aggiunta di nuovi elementi. Fu solo dopo che il ciclo dei romanzi del Graal si fu costituito che il esso venne identificato con la coppa dell'ultima cena di Gesù Cristo, collegando l'etimologia dei termini francesi "San Greal" ("Santo Graal") e "sang real" ("sangue reale").

Le origini del Graal possono essere ricondotte ad antiche saghe celtiche intorno ad un eroe viaggiatore che si ritrova in un "altro mondo", su un piano magico parallelo al nostro. In questi racconti il Graal era semplicemente un piatto o coppa, come l'inesauribile cornucopia greco-romana, presentato per significare la natura mistica dell'altro mondo. Durante l'ultima cena Gesù prese il pane, lo spezzò e disse: << Prendete e mangiate, questo é il mio corpo. >> Poi prese il calice e disse: << Bevetene tutti, questo é il mio sangue dell'alleanza versato per tutti in remissione dei peccati. >> Il giorno dopo, venerdì di Passione, Gesù fu crocifisso. Quando venne deposto dalla croce, uno dei suoi discepoli, Giuseppe di Arimatea, lo avvolse in un lenzuolo e lo portò nella tomba di famiglia che si era da poco fatta costruire lì vicino. Mentre il corpo di Gesù veniva lavato e preparato per essere sepolto, alcune gocce di sangue uscirono dalla ferita infertagli dal centurione: Giuseppe la raccolse nella stesse coppa che era servita per la consacrazione dell'ultima cena. Giuseppe lasciò la Palestina e si rifugiò in Bretagna con il Santo Graal: qui vi é rimasto per ben cinque secoli, affidato ai sacerdoti della chiesa Aquae Sulis. Nel sesto secolo, a causa dell'avanzata di eserciti pagani, si volle portare la coppa in un luogo più sicuro, quindi un sacerdote si incaricò di trasferirlo a Roma dal pontefice. Ma quando giunse all'isola Comacina, fu costretto a fermarsi a causa dell'invasione dei Longobardi. Al Santo Graal venne dato il merito della resistenza riuscita contro l'esercito nemico, e venne edificata sull'isola stessa una chiesa in suo onore. Con la vittoria dei Longobardi si é cercato di portare in salvo il Santo Graal, nascondendolo in un posto sperduto in Val Codera, da cui si persero definitivamente le sue tracce.

Il racconto del re pescatore riguarda un re zoppo la cui ferita alla gamba rendeva la terra sterile. L'eroe (Gawain, Percival, o Galahad) incontrò il re pescatore e fu invitato ad una festa al castello. Il Graal era ancora presentato come un vassoio di abbondanza ma era anche parte di una serie di reliquie mistiche, che includevano anche un lancia che stillava sangue (da alcuni interpretata come la lancia di Longino) e una spada spezzata. Lo scopo delle reliquie era di incitare l'eroe a porre domande circa la loro natura e quindi rompere l'incantesimo del re infermo e della terra infruttuosa, ma l'eroe invariabilmente fallì nell'impresa. La storia del re pescatore ed il Graal fu più tardi incorporata nel ciclo arturiano. In principio, il racconto del re pescatore fu un episodio inserito prima dell'arrivo di Percival a Camelot, per poi evolvere in un'esplicita ricerca del Graal da parte dei dodici cavalieri della Tavola Rotonda.

Il Graal apparve per la prima volta sotto forma letteraria nel Perceval ou le conte du Graal, di Chrétien de Troyes (dodicesimo secolo).

Dopo il Parzival of Wolfram von Eschenbach, per il quale il Graal era una pietra magica, fu Robert de Boron, nel suo Joseph d'Arimathie composto tra il 1170 ed il 1212, che aggiunse il dettaglio che il Graal sarebbe stato la coppa usata nell'ultima cena e con la quale Giuseppe di Arimatea avrebbe poi raccolto le gocce di sangue del Cristo sulla croce, come raccontato da alcuni apocrifi come le Gesta Pilati o lo Pseudo-Vangelo di Nicodemo. Giuseppe avrebbe poi portato la coppa nelle isole britanniche e lì fondato la prima chiesa cristiana. La cristianizzazione della leggenda del Graal proseguì dalla Queste del Saint-Graal, romanzo anonimo scritto verso il 1220, probabilmente da un monaco, che faceva del Graal la grazia divina.

Vari cavalieri intrapresero la ricerca del Graal in racconti annessi al ciclo arturiano. Alcuni di questi racconti presentano cavalieri che riscontrarono successo, come Percival o Galahad, altri raccontano di cavalieri che fallirono nell'impresa per la loro impurità, come Lancillotto. Nell'opera di Wolfram, il Graal fu messo in salvo nel castello di Munsalvaesche o Montsalvat, affidato a Titurel, il primo re del Graal. Alcuni hanno identificato il castello con il santuario di Montserrat in Catalogna. La leggenda del Graal è riportata anche in racconti popolari gallesi, dei quali il Mabinogion è il più vecchio dei manoscritti sopravvissuti, risalente al tredicesimo secolo. Esiste anche un poema inglese, Sir Percyvelle, del quindicesimo secolo. In seguito, le leggende di re Artù e del Graal furono collegate nel quindicesimo secolo da Thomas Malory nel Le Morte d'Arthur (anche chiamato Le Morte Darthur), che diede al corpus della leggenda la sua forma classica.

Già nel medioevo esistono testimonianze relative al luogo dove sarebbe conservato il Graal. Le più importanti sono le seguenti:

 

- la fonte più antica sulla coppa dell'ultima cena parla di un calice argenteo a due manici che era rinchiuso in un reliquiario di una cappella vicino Gerusalemme tra la basilica del Golgotha e il Martirio. Questo Graal appare solamente nel racconto di Arculfo, un pellegrino anglosassone del settimo secolo, che l'avrebbe visto ed anche toccato. Questa è la sola testimonianza che il calice fosse conservato in Terra Santa;

- un'altra fonte della fine del tredicesimo secolo parla di una copia del Graal a Costantinopoli. La testimonianza si trova nel romanzo tedesco del tredicesimo secolo Titurel il giovane. Il Graal sarebbe stato trafugato dalla chiesa del Bucoleon durante la quarta Crociata e trasferito da Constantinopoli a Troyes da Garnier de Trainel, decimo vescovo di Troyes, nel 1204. Viene ricordato lì ancora nel 1610, ma sarebbe scomparso durante la rivoluzione francese;

- dei due calici sopravvissuti fino ad oggi e creduti essere il Graal, uno si trova a Genova, nella cattedrale di san Lorenzo. La coppa esagonale genovese è conosciuta come il sacro catino: il calice è di vetro egiziano verde e la tradizione vuole che sia stata intagliata in uno smeraldo. Fu portato a Parigi dopo la conquista napoleonica in Italia, tornando danneggiato. La sua origine è incerta: secondo Guglielmo di Tiro, che scrive verso il 1170, fu trovato nella moschea di Cesarea nel 1101. Secondo un'altra versione di una cronaca spagnola, fu rinvenuto quando Alfonso VII di Castiglia conquistò Almeria nel 1147 con l'aiuto genovese: egli in cambio avrebbe voluto solo questo oggetto dal saccheggio di Almeria. L'identificazione del sacro catino con il Graal non è comunque tarda, dato che si trova nella cronaca di Genova scritta da Jacopo da Varagine, alla fine del tredicesimo secolo;

- l'altro calice identificato col Graal è il santo cáliz, una coppa di agata nella cattedrale di Valencia. Essa è posta su un supporto medievale e la base è formata da una coppa rovesciata di calcedonio. Sopra c'è una iscrizione araba. Il primo riferimento certo al calice spagnolo è del 1399, quando fu dato dal monastero di San Juan de la Peña al re Martino I di Aragona in cambio di una coppa d'oro. Secondo la leggenda, il calice di Valencia sarebbe stato portato a Roma da san Pietro.

 

In tempi moderni vi è stata una fiorente speculazione sul luogo dove potrebbe essere custodito il Graal, e sono state formulate varie ipotesi:

 

- Castel del Monte;

- castello di Gisors, dove lo avrebbero portato i Cavalieri Templari;

- Takht-I-Sulaiman, uno dei principali centri del culto zoroastriano;

- cattedrale di Bari, sul cui portale si trova un'immagine di re Artù;

- cappella di Rosslyn, in Scozia;

- Glastonbury, dove sarebbe stato portato da Giuseppe di Arimatea;

- Oak Island, negli Stati Uniti;

- castello di Montsegur, dove lo avrebbero custodito i Catari;

- chiesa di Rennes-le-Château, in Francia;

- disperso in val Codera, Lombardia.

 

Una delle teorie recenti che più ha fatto scalpore è quella avanzata da Baigent, Leigh e Lincoln nel loro The holy blood and the holy Grail (Il mistero del Graal, 1982). Gli scrittori hanno avanzato l'ipotesi che in realtà il Graal non sia un oggetto, bensì la linea di sangue della stirpe dei discendenti di Gesù Cristo. Partendo dalla similitudine etimologica di "San Graal" e di "sang real", asseriscono che Gesù avrebbe sposato Maria Maddalena (da molti identificata nel celebre dipinto a tempera ed olio realizzato tra il 1494 e il 1497 dal pittore italiano Leonardo da Vinci, L'ultima cena, in cui sembrerebbe essere seduta alla destra di Gesù), e con lei avrebbe avuto dei figli, i cui discendenti avrebbero dato vita alla dinastia dei Merovingi.