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Il termine tedesco "poltergeist" significa "spirito rumoroso". I parapsicologi lo utilizzano tuttavia per indicare la possessione di un ambiente da parte di un'entità incorporea, capace di provocare fenomeni parafisici: spostamento di oggetti, suoni inquietanti, interruzioni della corrente elettrica, materializzazione di oggetti, ecc. Il fenomeno era ben conosciuto nell'antichità classica, nell'epoca patristica e in tutto il medioevo. La casistica documentata è notevolissima: il primo poltergeist conosciuto nei minimi particolari risale al 1661 e si verificò nella dimora del magistrato sir
John Mompessom a Tedworth, in Inghilterra. In coincidenza con la presenza sul posto di un giovane forestiero, l'ambiente fu riempito da luci, suoni laceranti, odore di zolfo. E' stato rilevato in diverse occasioni che il fenomeno ha avuto  inizio con la presenza nell'ambiente di un ragazzo o di una ragazza in età puberale o appena pre-puberale, quasi esistesse un legame arcano tra l'insorgere degli istinti e dell'energia sessuale e lo scatenarsi di forze primordiali.
La psicocinesi (parola composta di origine greca, usata per la prima volta dal parapsicologo
J. B. Rhine, che significa "movimento attraverso la psiche") è una particolare energia mentale in grado di agire fisicamente sugli oggetti. Una forma di psicocinesi inconscia è sempre stata esercitata, con risultati più o meno felici, dai giocatori sui dadi, dagli aruspici sulle tavole divinatorie, dalle incantatrici sulle ruote magiche. Nel Seicento, grazie alla moda dei tavoli giranti, il fenomeno ebbe un'ampia diffusione. Nella seconda metà dell'Ottocento, il medium D. D. Home provocò effetti psicocinetici di straordinaria portata, così come hanno fatto nel nostro tempo Uri Geller e Matthew Manning. Manifestazioni di psicocinesi (o psinergia) sono evocate tramite l'ouija, il gioco "spiritico" che per molte persone è anche la prima esperienza nel mondo dell'occulto. L'ouija si compone di una tavola che riporta le lettere dell'alfabeto latino disposte in semicerchio: ponendo un dito su un puntatore cuoriforme, che apparentemente si muove per mezzo di una forza invisibile, i giocatori ottengono,  lettera dopo lettera, le risposte a loro quesiti relativi ad eventi del passato, del presente e del futuro.

Si sostiene che i poltergeist, più comunemente "fantasmi", siano presenti in tutte le abitazioni dove in passato ci sono state morti non naturali. Vari esempi di poltergeist si hanno anche nel nord Italia, in prossimità di antichi castelli, dove sofisticate apparecchiature hanno permesso a scienziati e parafisici di identificare entità "non organicamente in vita".

Non è affatto fantascienza, ma pura realtà: è possibile che i poltergeist siano continuamente tra noi e cerchino di comunicare, ma, purtroppo, con pochi successi.

Ma sorvoliamo le vaghe supposizione e addentriamoci in qualcosa di più concreto ed inquietante. Segue la celebre storia dello spettro di Rimini di una bambina un tempo residente in un castello.

Nella seconda metà del quattordicesimo secolo, nel castello situato a Montebello, in provincia di Rimini, nell'entroterra romagnolo, abitava la famiglia di Ugolinuccio, signore nel 1375. La serenità donata a questa famiglia fu definitivamente, rovinosamente distrutta dalla tragica scomparsa di Guendalina Malatesta, soprannominata Azzurrina. La sua scomparsa rimane un mistero ancora oggi. La piccola nacque albina e per questo fu accusata di stregoneria e destinata ad una morte atroce. Pur di nasconderla e darle una speranza, i genitori non la facevano uscire dal castello, e all'interno di questo la piccola era sempre piantonata da due guardie. Vano fu anche il disperato tentativo della madre di coprire i capelli della bimba con delle soluzioni naturali che, a causa della mancanza di pigmentazione dovuta alla malattia, lasciavano soltanto un velo azzurro nella candida chioma. Ma Azzurrina non rimarrà un semplice e sbiadito ricordo del passato: diventerà una tra le più famose presenze dei nostri giorni. Il 21 giugno dello stesso anno, la bimba scomparve misteriosamente nei sotterranei del castello. C'era un violento temporale e la palla con cui giocava la bambina rotolò giù nelle segrete, fino a raggiungere una stanza adibita a dispensa e ghiacciaia. Le guardie non ebbero timore visto che il cunicolo non presentava uscite. Ma dalle segrete si sentì gridare. Le guardie corsero subito in soccorso della piccola, ma non trovarono nessuno: la bimba era sparita, e quello fu il suo ultimo giorno. Il 21 giugno dell'anno 1990, una troup televisiva della RAI girò un documentario all'interno del castello, e senza saperlo registrò una voce. Questa era flebile e leggera: era come un pianto confuso tra i rumori di un lontano temporale. Non vi furono dubbi: era la voce della bambina scomparsa, la stessa di cui si narra anche in una cronaca del '600, custodita all'interno della biblioteca del castello. L'università di Bologna iniziò subito degli studi approfonditi e riuscì nell'anno 1995 a catturare ancora il leggero lamento che si diffondeva tra le mura del castello. Questa volta la voce era più limpida e si sentì chiaramente chiamare "mamma". Registrarono anche il rumore della palla che rimbalzava e il rintocco delle campane. Nello stesso giorno dell'anno 2000, la medesima università registrò ancora i lamenti della piccola. Si affermò dunque senza titubanza che quei lamenti appartenessero ad Azzurrina, la bimba scomparsa ben settecento anni prima che nella ricorrenza quinquennale della sua scomparsa si aggira nel castello giocando con la palla alla ricerca della sua famiglia. Facendo un salto indietro, si scopre che nel 1989, l'anno antecedente alla prima intercettazione, il castello fu ristrutturato dagli eredi Giunti per creare una sorta di museo con visite guidate. Si trovarono delle gallerie sotterranee, che furono murate per proteggere dai saccheggi i tesori e gli averi della famiglia. Tutte le stanze furono riaperte, tranne una. Durante la ristrutturazione, si accorsero che una stanza non era più accessibile. Danneggiare le mura che circondano l'atrio significherebbe mettere in pericolo tutto il castello. Nessuno sa cosa contenga all'interno, ma si pensa che Azzurrina possa essere scomparsa proprio in tale luogo. Ma i misteri a Montebello non finiscono con Azzurrina: la piccola infatti si rivela solo ogni cinque anni, mentre altre presenze meno timide animano giornalmente le mura del castello. Si dice che durante le visite guidate, molte persone stiano male, in preda ad improvvisi stati di ansia e svenimenti: molti dei turisti sentono passi e voci accompagnare la guida. Altro elemento interessante è una panca color rosso sangue, dove vi è raffigurata una donna incinta all'interno di una tenda. La panca ha più di mille anni, eppure si mantiene in perfetto stato e il suo sfondo rosso sembra essere stato tinto con il sangue. L'oggetto fu un dono portato da una delle crociate. Esso originariamente serviva al controllo demografico: quando il popolo da cui fu presa arrivava ad un numero prestabilito di abitanti, le donne partorienti venivano legate sulla panca con gambe e braccia legate, in maniera tale da impedire loro di partorire e quindi condannarle, insieme al feto, a morte certa, non prive di terribili agonie. Nella medesima stanza dove si trova l'oggetto, il custode, che quella sera era impegnato nelle pulizie, sentì dei rumori, e quando si voltò una donna scalza camminava sul soffitto, fissandolo. La donna era a testa in giù e la sua lunga chioma sfiorava il pavimento. A rendere più credibile il racconto dell'uomo, vennero in aiuto le impronte della donna rimaste indelebili sul soffitto. Solo ora, a distanza di anni, iniziano a sbiadirsi scomparendo lentamente. Che queste presenze siano reali o una trovata dei Giunti per incrementare le visite rimane tuttora un mistero: l'unica certezza è che per l'anno 2005, durante il periodo del solstizio, a nessuno è stato concesso di avvicinarsi al castello: l'università di Bologna ha bloccato le visite per meglio studiare il fenomeno. Nel frattempo, medium e contattasti di tutta Italia giurano di essersi messi in contatto con la bambina, chi tramite la scrittura automatica chi tramite visioni, ma nessuno di essi è ancora riuscito a ridarle pace.

Verità o finzioni? Nel momento della percezione di ipotetiche anime senza pace, mediante opportune conoscenze scientifiche, è possibile rilevare gravi anomalie come sbalzi elettromagnetici e fastidiose sensazioni di svenimento, causate anch'esse da campi elettromagnetici superiori alla norma. E' stata infatti provata l'elevata difficoltà di analisi di fenomeni paranormali in presenza di dispositivi elettronici, quali cellulari, fotocamere digitali o lettori CD. Una teoria ancora in fase di formazione, espressa direttamente da Alias, approverebbe la moderna teoria delle stringhe di Edward Witten, confermando la possibilità di contatto con altri piani dimensionali. Molto sommariamente equivarrebbe a dire che se misurassimo la distanza fra due punti e poi ruotassimo il nostro osservatore di un certo angolo e misurassimo nuovamente, la distanza osservata rimarrebbe la medesima solo se l'universo possedesse un determinato numero di dimensioni. Il solo problema sarebbe che qualora si dovesse eseguire tale calcolo, il numero di dimensioni dell'universo non sarebbe quattro, come ci si potrebbe attendere (tre assi spaziali e uno temporale), bensì ventisei. Più precisamente, le teorie bosoniche implicherebbero ventisei dimensioni, mentre le superstringhe risulterebbero richiedere dieci o undici dimensioni. Per evitare ulteriori disorientamenti, affermiamo solamente la possibilità di entrare in contatto con altre dimensioni, in questo caso quella dei "non vivi", grazie ad una serie di spiegabili motivazioni scientifiche. Perlopiù si parla di "paranormale", ma solo secondo la nostra prospettiva: vi è la possibilità di esistenza di due dimensioni assolutamente distinte ma in contatto tra loro. Chiaramente sono soltanto semplici supposizioni, in quanto personalmente non mi ritengo uno scienziato bensì un inesperto appassionato del campo: numerose sono le altre ipotesi considerate da Alias, ma non si intende prolungare ulteriormente la discussione al fine di non deragliare dall'argomento principale, fonte di innumerevoli domande che, probabilmente, non avranno mai risposta, ma certamente saranno necessarie per approfondire le nostre riflessioni e farci comprendere che non siamo assolutamente soli come la maggior parte degli individui sostiene.