Vi presentiamo l'inquietante storia dell'abitazione più infestata d'Europa, storia che nessuna voce scientifica è finora riuscita a smentire: i misteriosi volti di Bélmez.

 

 

Bélmez de la Moraleda è un piccolo comune spagnolo di 1894 abitanti situato nella comunità autonoma dell'Andalusia, nella Spagna meridionale. Qui avvenne il più grande e misterioso fenomeno paranormale della storia. La mattina del 23 agosto 1971, Marìa Gòmez Càmara Pereira (1920-2004), mentre lavava le sue stoviglie, si accorse con gran sorpresa della presenza di una faccia urlante impressa sul pavimento in cemento della sua cucina. Qualsiasi tentativo di eliminarla mediante lavaggi di ogni genere risultò vano, e persino da alcune analisi chimiche non venne riscontrata alcuna traccia di vernice. Non potendo rimuovere l'immagine in alcun modo, il figlio di Marìa, Miguel Pereira Gòmez, spezzò il cemento con un piccone e gettò una colata nuova. Circa una settimana dopo, il volto riapparve. La notizia certamente si diffuse in tutto il paese, e gradualmente la piccola casa in via Gòmez Pereira (che appunto prende il nome della proprietaria) iniziò ad essere meta di un pellegrinaggio di curiosi. Si decise di conservare l'immagine inesplicabile: il cemento venne tagliato tutt'intorno e la lastra risultante fu appesa in una parete e protetta con una lastra di vetro. Qualcuno suggerì di scavare sotto il pavimento: lo si fece, e a circa due metri e mezzo di profondità vennero trovate alcune ossa umane. Del resto era già noto che la casa di Marìa, insieme a quelle vicine, era stata edificata in un luogo dove anticamente sorgeva un cimitero. Un esperto d'arte provenuto da Madrid, l'illustre professore José Camòn Aznar (1898-1979), esaminò il volto e lo descrisse come il ritratto di un uomo improvvisamente spaventato da qualcosa, che apre la bocca come per urlare, aggiungendo che fosse un disegno realizzato con una certa maestria. Ma le sorprese non si conclusero: fra lo sconcerto di tutti, l'espressione "dipinta" prese a modificarsi lentamente, settimana dopo settimana, come se l'urlo silenzioso stesse lentamente erompendo dalle labbra imprigionate nella pietra. Poi, sempre molto l entamente, la figura cominciò a svanire. Nel frattempo però, un'altra faccia apparve sulla lastra, sempre protetta dal vetro. Poi ne apparve un'altra ed un'altra  ancora. Il parapsicologo German de Argumosa descrisse il fenomeno come "un eccellente esempio di arte prodotta in modo paranormale". Nell'arco di due anni, sulla lastra comparvero non meno di diciotto volti, alcuni molto piccoli e quasi sempre di persone che urlavano. Argumosa affermò di aver assistito lui stesso il 9 aprile 1972 al lento formarsi di uno di questi volti, e la sua testimonianza venne confermata da due noti giornalisti spagnoli che erano con lui. Lo stesso Argumosa invitò un celebre parapsicologo, il professor Hans Bender (1907-1991) del Freiburg Institute in Germania, ad assistere al fenomeno. Nel maggio 1972, dopo molteplici osservazioni, Bender lo confermò come assolutamente autentico, senza possibilità di trucco, e aggiunse di aver notato che i volti erano descritti in modi diversi dai singoli osservatori. Da allora, molti altri parapsicologi di tutto il mondo hanno studiato i misteriosi volti ed alcuni hanno riferito di aver registrato sul nastro strani rumori simili a voci soffocate, grida e singhiozzi. Alla fine del 1970 le immagini scomparvero, per riapparire circa sei mesi dopo e poi scomparire di nuovo. Un'ipotesi sulla risoluzione del caso consistette nell'idea che Marìa Gòmez potesse essere stata una medium inconsapevole e aver così diffuso tali apparizioni nella sua e in altre abitazioni. Se così fosse, l'unica opinione lecita oggi risiederebbe con lei nell'aldilà. Un'altra supposizione avanzata in campo chimico voleva che le immagini impresse sul cemento fossero prodotte da una sostanza depositata volutamente da qualche burlone, il cloruro d'argento, ovvero il sale di argento dell'acido cloridrico. E' un solido cristallino di colore bianco, uno dei pochi cloruri metallici insolubili in acqua ma solubile in soluzioni acquose di anioni alogenuri, di ioni tiosolfati o di ammoniaca con cui l'argento forma ioni complessi: il cloruro d'argento è usato per le pellicole fotografiche, in quanto diventa di colore scuro se esposto alla luce, decomponendosi liberando atomi di argento metallico. Sarebbe certamente una spiegazione plausibile, se non fosse per un unico piccolo particolare: dalle analisi chimiche effettuate sulle lastre non risultò alcuna traccia di tale sostanza, nemmeno in minima percentuale. Pertanto, nessuna spiegazione razionale del fenomeno è a quest'oggi stata trovata, se non attribuibile ad eventi di carattere paranormale.