
Segue la l'articolo del più celebre caso ufologico del mondo. Cliccare qui per scaricare il video integrale dell'autopsia (59,2 MB). Per leggere l'articolo relativo alle verità di Roswell svelate il 4 aprile 2006, cliccare qui.
L'8 luglio 1947 il Roswell Daily Record
uscì nell'edizione pomeridiana con un titolo a cinque colonne: "La
RAAF cattura un disco volante in un ranch nella regione di Roswell".
Si faceva riferimento a un presunto disco volante precipitato il 2 luglio nel Foster Ranch di Corona, circa 120
chilometri a nord-ovest di Roswell. I rottami del velivolo erano stati ritrovati da Mac Brazel, proprietario del ranch. Secondo la sua
descrizione i frammenti erano costituiti da "pezzi di gomma, stagnola, carta piuttosto robusta e asticelle". Brazel decise di parlare della faccenda allo sceriffo,
George Wilcox, solo dopo aver appreso la notizia dei
dischi volanti.
Lo sceriffo, Brazel e "un uomo in abiti borghesi", sicuramente un militare, andarono sul luogo del ritrovamento e raccolsero quello che rimaneva del
disco. Il materiale pesava meno di tre chilogrammi ed era presente una gran quantità di nastro adesivo sul quale erano stampati dei fiori. Brazel aveva in passato recuperato due palloni sonda nel suo ranch ed era sicuro che
quello appena ritrovato non era un oggetto di quel tipo.
Il 9 luglio sul Fort Worth Morning Star-Telegram
venne riportato un articolo di James Bond Johnson il quale riferiva che il sergente maggiore
Irving Newton, della stazione meteorologica della base aerea di Forth Worth, aveva identificato l'oggetto rinvenuto come un pallone
ray wind, usato per determinare la direzione e la velocità dei venti in alta quota. Le foto scattate da Johnson ritraevano il giovane ufficiale meteorologo che sorreggeva i detriti del pallone recuperato, il quale non sarebbe stato immediatamente riconosciuto perché ignoto al personale della base di
Roswell.
A partire da quel momento, il caso Roswell venne dimenticato fino a che due ufologi americani,
Stanton Friedman e William
Moore, non lo riportarono all'attenzione dei media. I due, dopo aver raccolto una gran quantità di dati e avere intervistato circa sessanta persone collegate in un modo o nell'altro con il caso, pubblicarono nel 1980 il libro
The Roswell Incident,
pubblicato in Italia con il titolo Accadde a
Roswell, contenente i dettagli sul caso.
Il nuovo scenario che si stava ipotizzando, però, prevedeva l'esplosione di un disco volante e la conseguente caduta di frammenti sul ranch di Brazel
- avvenuta la notte tra il 2 e il 3 luglio - ma il nucleo vero e proprio dell'oggetto sarebbe poi precipitato nella Piana di San Agustin a circa duecento chilometri a ovest di Roswell, dove sarebbero stati recuperati anche i cadaveri di alcuni umanoidi, presumibilmente l'equipaggio alieno del disco.
Altri studiosi iniziarono a interessarsi al caso, tra questi due ufologi del CUFOS
(Centre for UFO Studies),
Kevin Randle e Donald
Schmitt, i quali nel libro
UFO Crash at Roswell presentarono argomentazioni secondo le quali l'oggetto rinvenuto non era di origine terrestre. I due infatti passarono in rassegna le possibili "ipotesi terrestri", scartandole tutte (pallone meteorologico, razzo V-2, aereo sperimentale, pallone bomba giapponese Fugo,
etc... ).
Molte delle affermazioni di Randle e Schmitt vennero però confutate dal ricercatore
Karl Pflock il quale, nella sua monografia
Roswell in Perspective (marzo 1994), suggerì l'ipotesi che a cadere fosse stato un oggetto
"Top Secret".
Il 15 febbraio 1994, in risposta a un'inchiesta parlamentare sul caso Roswell, l'aeronautica militare aprì un'indagine interna,
fatta a chiarire, una volta per tutte, la faccenda: nel 1945, alla fine del conflitto mondiale, una delle preoccupazioni principali dell'America era l'avanzamento dell'Unione Sovietica in materia di applicazioni belliche dell'energia atomica. Il geofisico
Maurice Ewing, in un promemoria spedito al generale
Carl A. Spaats,
comandante delle Army Air Forces, suggeriva un modo per poter rilevare eventuali test atomici sovietici. Aveva infatti scoperto che a una quota di
quattordicimila metri vi era un canale acustico in cui, se la sorgente sonora e il ricevitore si fossero trovate a questa altezza, si sarebbero potute
ascoltare le esplosioni dovute ai test atomici sovietici. All'epoca però nessun aereo era in grado di arrivare a tali quote e quindi si decise di costruire dei palloni
sonda; naque il Progetto Mogul. Per la realizzazione dei palloni l'aeronautica stipulò un contratto con la New York University che organizzò il cosiddetto
Balloon Group, diretto da
Athelstan Spilhaus. Dopo i primi lanci di prova effettuati tra aprile e maggio 1947 dal campo
da football della Leigh University a Bethlehem, in Pennsylvania si decise di spostare il sito di lancio nella base aerea di Alamogordo, New Mexico. Il Volo 4, il primo dalla nuova postazione, fu effettuato il 4 giugno. Il grappolo di
ventotto palloni in neoprene non era equipaggiato con cartellini per la ricompensa, come era in uso per i palloni meteorologici e forse questo fu uno dei motivi per cui Brazel non riconobbe il materiale come un semplice pallone sonda.
Secondo la ricostruzione dell'aeronautica, fu proprio il grappolo di palloni del Volo 4 a cadere nel ranch e la descrizione di Brazel e altri importanti particolari non fanno che rendere estremamente probabile questa ipotesi. E' infatti plausibile che all'epoca si volesse mantenere segreto un progetto così importante e che a parte il
Balloon Group e pochi altri, nessuno fosse a conoscenza del Progetto Mogul.
Naturalmente anche questa, come quella extraterrestre, è un ipotesi ed è doveroso dire che non esiste alcun documento ufficiale che dimostri un legame tra il Progetto Mogul e il
Caso Roswell. L'ipotesi extraterrestre però è sicuramente meno solida dovendo fare ricorso a un'elaborata operazione di cover-up, finalizzata a nascondere fino a oggi le prove del ritrovamento di un disco volante precipitato nel 1947 e dei corpi dell'equipaggio alieno. Risulta inoltre difficile pensare che un'ipotetica astronave aliena possa essere costituita da materiale come gomma, stagnola, asticelle di legno di balsa e nastro adesivo.
La storia del filmato dell'autopsia di uno o più alieni di Roswell, che tanto ha fatto parlare la stampa mondiale nell'estate del 1995, comincia due anni prima, quando il documentarista inglese
Ray Santilli, titolare di una piccola casa di produzione londinese, la
Merlin, si reca negli Stati Uniti alla ricerca di filmati originali sul cantante
Elvis Presley.
Nelle sue ricerche Santilli incontra un anziano cine-operatore, tale Jack Barnett (pseudonimo) di
ottantadue anni, un cameraman che avrebbe documentato il periodo della leva del celebre cantante americano. Ma Barnett avrebbe documentato anche qualcosa di ben più importante delle riprese d'epoca di Presley: gli esami e le autopsie dei cadaveri di due esseri extraterrestri recuperati dai militari americani nel 1947 insieme ai rottami di un disco volante precipitato nel Nuovo Messico.
Si tratta di tredici rullini di pellicola in bianco e nero da 35 mm, della durata di
circa sette minuti ciascuno. Barnett si offrì di venderle a Santilli il quale, a sua volta,
raccontò di aver svolto delle sue indagini sul cameraman, sospettando un bidone.
Barnett sosterrebbe di aver partecipato alle operazioni di recupero del disco caduto a Roswell, di avere fatto copia di parte delle riprese da lui stesso effettuate come operatore militare e di averle conservate di nascosto per
quarantasei anni.
Convinto, il documentarista inglese si sarebbe deciso ad acquistare le pellicole per un prezzo che si aggirerebbe intorno ai
centocinquantamila dollari e le avrebbe portate a Londra, avvicinando alcuni ufologi ma rifiutandosi di far loro vedere le riprese filmate. Almeno fino all'inizio del 1995, quando un noto cantante pop suo amico,
Reg Presley, appare su una
rete televisiva locale raccontando dell'esistenza del filmato.
La notizia non viene ripresa dai giornali, ma non sfugge agli ufologi inglesi, in particolare a
Philip Mantle, direttore delle indagini della
BUFORA (British
UFO Research
Association), che a metà marzo del '95 riesce a convincere Santilli a mostrargli una parte del film:
sette minuti di riprese sfuocate e male illuminate all'interno di una tenda, approntata presumibilmente nel deserto del Nuovo Messico subito dopo l'individuazione del disco volante, con due medici o due militari privi di protezioni, senza guanti né mascherine ma con un camice bianco, che esaminano uno strano cadavere annerito, steso su un tavolaccio e coperto da un telo che lascia
libere la testa e gli arti (sia anteriori che inferiori) della creatura. Una lampada è sospesa proprio all'altezza del petto
dell'essere, illuminando in maniera fioca la spettrale sequenza. I due medici, al rallentatore, sfilano dal lato sinistro
dell'alieno (o dal braccio) qualcosa di sottile e trasparente, forse una garza o forse l'intestino dell'essere. Purtroppo una valutazione è impossibile, vista la scarsa definizione della pellicola. Se di garze si tratta, vale la pena di ricordare che in un documento inviato da un agente al direttore dell'FBI il 22 marzo del 1950, si parla del recupero di tre dischi volanti e di diversi umanoidi, fasciati
come piloti durante i test di resistenza alle accelerazioni ad alta quota.
Visto il filmato, Mantle ottenne da Santilli la promessa che avrebbe mostrato in pubblico il filmato al congresso
internazionale di
ufologia che la BUFORA organizzava ogni anno, e che per il 1995
cadde il 26 agosto (i giornali hanno erroneamente parlato di una proiezione all'università di Sheffield) e ne
ebbe parlato con un amico giornalista presso un quotidiano locale. La notizia fu
così pubblicata e, incredibilmente, ripresa dalle agenzie di stampa nazionali e poi internazionali, e nei giorni successivi Mantle e Santilli
trovarono inaspettatamente al centro dell'attenzione dei mass media di tutto il mondo. Le pressioni per vedere il filmato
furono così insistenti che ad aprile fu annunciata una proiezione pubblica, poi rinviata fino al 5 maggio, quando in un museo di Londra centotrenta invitati (studiosi, giornalisti,
UFOlogi, contattisti e soprattutto potenziali acquirenti dei diritti) venuti da tutto il mondo
ebbero potuto vedere - ma non riprendere né riprodurre in alcun modo - un altro spezzone delle pellicole di Barnett: si tratta di
diciotto minuti, relativi all'autopsia di un essere umanoide di bassa statura, con testa grossa, grandi occhi neri, sei dita per ogni mano e piede, una gamba scarnificata, sdraiato su un tavolo all'interno di una stanza, dove si aggirano almeno due medici coperti da una tuta protettiva stile contaminazione nucleare. Successivamente alcuni studiosi avrebbero poi visionato un altro spezzone relativo alla seconda autopsia di un altro essere uguale al primo ma il cui cadavere sembrava meno ben conservato.
La proiezione ha lasciato allibiti i vari ricercatori: l'italiano Roberto
Pinotti, del prestigioso Centro
Ufologico
Nazionale (CUN), si è detto favorevolmente impressionato dalle sequenze visionate; decisamente entusiasta
Renzo Franchellucci della rivista contattistica
Non siamo soli; sullo scettico il pilota
Jean Gabriel Greslè, recentemente autore di due libri
di carattere ufologico in Francia; scettici il francese Jean Francois Gille ed il canadese
Stanton Friedman, la massima autorità mondiale sul caso
Roswell.
Durante la presentazione, Santilli spiegò chiaramente di non essere interessato all'argomento
UFO e all'autenticità o meno del filmato. Suo obbiettivo
fu ricavarne denaro: tanto, possibilmente. Un'intenzione che non ha certo contribuito a sedare le polemiche subito avvampate sull'autenticità delle immagini.
In Italia, dopo la notizia iniziale, del filmato si è ampiamente parlato sui giornali e nelle televisioni in occasione del
Terzo Simposio Internazionale sugli
UFO tenutosi il 20 e 21 maggio a San Marino e organizzato dal Centro ufologico Nazionale e dal locale
CROVNI, dove Philip Mantle
intervenne presentando sette diapositive tratte dal filmato dell'autopsia, in due proiezioni a porte chiuse riservate a studiosi e giornalisti, perquisiti uno per uno per evitare che potessero riprendere le immagini, per volere del legale di Santilli, l'inglese
Chris Cary.
Anche in questo caso le reazioni degli UFOlogi furono differenti: interessato il chimico
Corrado Malanga, stupito il sovietico
Boris Shurinov, scettico lo spagnolo
Javier Sierra, convinto il tedesco
Michael Hesemann,
stupito il rumeno Ion Hobana, che ha dichiarato:
<< Il tutto è così incredibile che, al limite, potrebbe essere vero. Le sequenze sono senza dubbio impressionanti...
>>
Alcune settimane dopo, del filmato si parlò nuovamente in una conferenza stampa tenutasi a Roma per pubblicizzare l'uscita di una nuova rivista
UFOlogica nelle edicole italiane (Notiziario UFO), e fra l'altro è stato dato particolare risalto alla notizia secondo cui il filmato sarebbe anche in possesso del celebre regista americano
Steven Spielberg, che proprio su di esso starebbe costruendo il terzo film della sua trilogia su
UFO ed extraterrestri, dopo
Incontri ravvicinati del terzo tipo ed
E.T.
Tale notizia è invero errata. Venne infatti pubblicata nel dicembre 1993 e poi nuovamente nel febbraio 1994 da due quotidiani scandalistici inglesi, il
Daily Mirror e il Daily
Star, a loro volta ripresi anche in Italia da diversi giornali senza citare la fonte.
Le indagini condotte dallo stesso Philip Mantle nei mesi successivi portarono però
alla conclusione che la notizia fosse infondata. La casa produttrice di Spielberg, la
Amblin Entertainment, ha esplicitamente smentito la notizia. Mantle sarebbe poi riuscito a rintracciare l'autore del falso scoop, un giornalista di pochi scrupoli che avrebbe ammesso di aver saputo del filmato trovato da Santilli e di aver cercato di forzare la notizia mischiando le voci raccolte con informazioni tratte da libri con la fantasia per dare risalto alla cosa.
Gli stessi consulenti di Santilli anzi spiegarono chiaramente che il loro fine è far lievitare il prezzo del filmato, in vendita. E pare che un'offerta di
sette milioni di dollari da parte della televisione israeliana per l’esclusiva mondiale sia già stata rifiutata (ma perché lo stato d'Israele, da sempre ostile alla materia, adesso se ne starebbe interessando così a fondo?). Se ciò corrisponde a realtà la neonata Roswell Entertainment di Santilli conta dunque di ottenere cifre enormi dalla vendita frazionata dei diritti, nazione per nazione.
Per mantenere e anzi far crescere l'interesse del pubblico e dei mass media fu quindi pianificata una precisa campagna promozionale che prevedesse uno stillicidio di rivelazioni progressive fino al convegno di Sheffield, una volta venduti tutti i diritti.
Una politica di marketing che non giova certo alla serietà della materia.
Ecco spiegata la segretezza imposta nelle prime visioni riservate, da cui furono
solo trapelati racconti orali. In fasi successive si programmò di rendere pubblici alcuni fotogrammi tratti dal filmato, la notizia (e proiezioni riservate) di altre parti finora inedite del filmato stesso, e discutibili risultati di analisi che sembrino confermare l'autenticità delle riprese.
Santilli annunciò la proiezione di un nuovo spezzone di filmato, nel quale si vedrebbero anche i frammenti del disco volante precipitato. In alcune interviste, il documentarista ha confermato di aver già concluso alcuni contratti con televisioni americane ed inglesi per la messa in onda di documentari (da lui stesso prodotti) sul filmato, ma solo dopo il congresso di Sheffield. E pochi giorni dopo
cominciò a raccogliere sulle reti telematiche ordini di acquisto per il filmato in videocassetta, venduto a
trentacinque sterline da pagare subito.
Nel frattempo un gruppo ufologico torinese ha "piratato" le immagini concesse in esclusiva alla
televisione francese e, in una conferenza stampa in terra milanese, le ha distribuite senza autorizzazione alla stampa locale e nazionale, venendo immediatamente denunciato da Ray Santilli.
Quando, alla fine di giugno, molti quotidiani nazionali presentarono al grosso pubblico queste immagini, la sezione milanese del Centro
ufologico Nazionale
avviò immediatamente delle indagini. L'esperto in fisica Luis Lopez
scannerizzò le sequenze e, con la tecnica dei falsi colori, ha portato alla luce nuovi sconcertanti dettagli.
É utile ricordare nuovamente che tali sequenze mostrano in maniera molto ravvicinata un cadavere di presunta origine extraterrestre, steso su un tavolino metallico.
L'essere ha una testa sproporzionata ed il ventre gonfio (probabilmente di gas
intestinali), è completamente nudo e come sesso ha una struttura vagamente simile ad una vagina. Si dirà che non ha né ombelico né capezzoli, e quindi che non è un mammifero (il che non corrisponde a verità).
Inoltre non presenta peli né capelli, ha sei dita alle mani e ai piedi e il corpo è piccolo ma massiccio, molto dissimile dagli esili alieni presentati nei libri
UFOlogici.
La creatura sembrò più un terrestre deforme che non un vigoroso astronauta
interstellare, ma solo a prima vista.
Già, perché studiate al computer dagli esperti scientifici della sezione milanese del
CUN, le immagini di Roswell
rivelarono particolari sorprendenti: una delle prime analisi effettuate da Luis Lopez
mise in evidenza una profonda ferita nella gamba destra della creatura. Tale ferita si
presentò come un largo squarcio sulla parte interna della coscia. Osservando dettagliatamente,
fu possibile persino evidenziare un osso, corrispondente al
nostro femore, biancheggiare fra le carni macerate. Questa ferita non
sembrò dovuta esclusivamente al violento impatto causato dalla caduta del disco volante. Infatti, sebbene nella parte superiore essa sia semicircolare, nella parte inferiore
presenta dei tagli frastagliati, tipici dei morsi dei predatori. Morsi appena accennati, quasi che la carne aliena non sia di gusto per le bestie del Nuovo Messico. Ciò
contraddisse le voci secondo le quali i cadaveri di Roswell non furono assaliti dai predatori.
Osservando meglio, notiamo che, nonostante l'asportazione del tessuto e del muscolo interno, la gamba della creatura resta gonfia e tornita. Quasi che l'essere non fosse di carne ma di materiale ben più duro. Come se si avesse a che fare con un pupazzo di gomma o di legno. Successive analisi avrebbero dimostrato l'infondatezza di questa tesi.
Il fisico Luis Lopez avrebbe difatti scannerizzato le immagini e le avrebbe inserite in
un computer. Attribuendo differenti colori alle varie tonalità di grigio, molti elementi invisibili ad occhio nudo avrebbero svelato molti nuovi dati.
Nelle nuove immagini veniva messa in risalto, ad esempio, una larga bruciatura superficiale sulla coscia sinistra, mentre parecchi ematomi
comparivano su tutto il corpo. Inoltre, in una sequenza a mezzobusto, si notavano chiaramente le clavicole e l'attacco del muscolo sternocleidomastoideo.
In definitiva, si ebbe l'immagine di un essere dalla struttura ossea e muscolare simile alla nostra, danneggiata per un forte urto. Come se si trattasse di un essere scampato ad un violento incidente, uno scontro in macchina o un
UFO Crash. Se si fosse trattato di una mistificazione, indubbiamente sarebbe
stata curata sin nei dettagli.
Ma le sorprese maggiori emersero scannerizzando ed ingrandendo un primo piano del volto della creatura.
L'essere, al quale erano state asportate chirurgicamente le palpebre (scure, come quelle dell’alieno sulla copertina del libro
Communion), aveva lacrimato abbondantemente. Gli occhi erano lucidi e le lacrime (o comunque il liquido) si era raccolto sotto gli occhi ed era colato sullo zigomo destro. Inoltre il computer aveva evidenziato un nasino di tipo greco, molto fine e sottile.
<< Con narici decisamente troppo piccole per
permettere un'adeguata respirazione ad un
terrestre, ... >> commentò Lopez << ... una creatura così non avrebbe potuto vivere sulla
Terra. >> Alla base del naso c'era una chiazza di sangue che era colata sul labbro superiore, a destra.
<< Lo stesso sangue si trova sul collo della creatura e sui guanti del medico che le sta sollevando la testa. Sempre ammesso che di sangue si
tratti. >> dichiarò Lopez. << Probabilmente il fatto di aver somministrato dei farmaci o dei prodotti chimici
... >> avrebbe commentato un altro inquirente, l'informatico Samuele Ghilardi,
<< ... ha portato alla coagulazione il sangue rappreso nel naso.
>> Altrimenti ne dovremmo concludere che, diversi giorni dopo il recupero, il corpo dell'alieno aveva ancora il sangue in circolo (nonostante lo squarcio dell'arteria femorale, che porta al dissanguamento in pochi minuti), come se fosse stato vivo sino ad un minuto prima dell'autopsia. E, curiosamente, sul tavolo operatorio non c'era traccia di sangue. Come se il morto tale non fosse stato affatto.
Sempre il computer svelò che l'essere aveva le orecchie molto più in basso delle nostre, quasi che fossero attaccate al collo.
<< Ma se abbiamo a che fare con un umano macrocefalo questo è naturale
... >> obbiettò Ghilardi << ... e si spiega con la deformazione anomala delle ossa del cranio.
>> Ancora, il viso dell'alieno, era ricoperto di ematomi, invisibili ad occhio nudo. Un colpo secco era stato riportato sulla tempia destra, ed altri ematomi, simili al primo, ricoprivano
l'intero corpo.
Naturalmente, per essere sicuri di non essere vittime di un'abile mistificazione, realizzata con qualche handicappato simile a quelli internati al Cottolengo,
si vegliò a fondo anche una spiegazione terrestre. E sì mostrarono le foto ad un'infermiera esperta in patologia. Il responso
fu, infatti, che esistono nella letteratura medica specialistica esseri deformi di questo tipo. Questa tesi
fu sostenuta a luglio anche dal noto cattedratico Pierluigi Baima Bollone, lo stesso che alcuni anni or sono, studiando la
Sindone, ne avvallò l'autenticità (poi demolita dalle analisi di tre differenti laboratori).
Sempre per verificare la tesi dell'handicappato, il responsabile medico della sezione milanese del Centro
ufologico Nazionale, inquirente
Francesco Antico, avrebbe
sottoposto separatamente le immagini a tre medici dell'ospedale San Paolo di Milano. Il giudizio dei tre esperti, un chirurgo, un ortopedico traumatologico ed un perito legale, è stato unanime, sebbene i tre esperti siano stati presi separatamente: dalle foto non è possibile stabilire se il caso sia un falso o se sia reale. Più interessante, invece, l'analisi dei ferri chirurgici che si intravedono in una foto. Rivoltosi ad un chirurgo che ha operato per anni in America, Antico
potè accertare che gli attuali bisturi, in uso da una ventina d'anni a questa parte, misurano solo
13,50 cm: i ferri che si intravedono nelle foto sono invece più lunghi, e sono del tipo utilizzato negli anni '40 per gli
interventi. Misuravano 18-20 cm e erano composti da un unico blocco in alluminio (a differenza dei nostri, monouso in plastica,
cioè usa e getta e quindi supersterili, con lametta di 3 cm). Tuttavia, questi ferri d'epoca, vengono utilizzati
ancora in America per le autopsie, colà dove non sia richiesto l'utilizzo di strumenti assolutamente sterili.
Per quanto riguarda il tavolino operatorio, un'indagine di Amos
Migliavacca portò alla scoperta che per le autopsie si utilizzano tavoli in marmo bianco (e non,
ad esempio, in alluminio o in legno). Il tavolo delle fotografie è decisamente metallico, sebbene non rifletta la luce delle lampade puntate sul corpo dell'alieno (come si ricava dall'analisi computerizzata delle ombre). E questo porta a pensare che l'autopsia sia stata effettuata non in un gabinetto specialistico ma, come confermato recentemente dallo stesso
Santilli, in una sala d'ospedale. O in un pronto soccorso di una base militare, attrezzata per cure generiche e non specialistiche. Lo stesso Baima Bollone
confermò che i ferri che si intravedono sono chirurgici ma non autoptici.
La bacinella contenenti i bisturi corrisponde ai modelli utilizzati in chirurgia,
sfortunatamente non fu possibile determinarne il materiale (se fosse stata di alluminio ci saremmo trovati di fronte ad un falso, essendo l'alluminio di recente impiego in medicina).
Amos Migliavacca condusse una ricerca presso la Telecom italiana e
scoprì che il telefono a filo, che si scorge in una sequenza, non era in uso nel nostro
paese nel 1947, ma lo era in America, come confermatoci anche dall'ufologo inglese Phillip
Mantle, il ricercatore che sta seguendo il caso per conto di Santilli. << Ed è comprensibile,
... >>, avrebbe accurato un altro responsabile CUN-Milano, il ricercatore
Giovanni Greatti, informatico
IBM, << ...
difatti tutte le basi militari americane di una certa importanza erano dotate degli strumenti all'epoca più
sofisticati, come gli avveniristici telefoni a filo. >>
Il 31 luglio 1995 la stampa di tutto il mondo, partendo da un articolo dell'inglese
Sunday Times, smontò
il caso, basandosi sulle rivelazioni degli esperti della televisione Channel
Four. Costoro in particolare contestano il fatto che non si conosca la vera identità del cineamatore, la scarsa professionalità del medico autoptico e la scritta di classificazione che si scorge ad un certo momento nel
filmato, optando così per la tesi di un film di fantascienza anni '60. In realtà, al momento, tali spiegazioni non reggono. L'identità del cameraman (secondo alcuni, l'operatore
Nicholas Van Poppen citato nel libro di Berlitz e Moore Accadde a Roswell) non è determinante ai fini della genuinità della
pizza. Così come le scritte in codice, sinora sconosciute, potrebbero appartenere ad un sistema di classificazione non in uso al Pentagono ma a forze superiori. Se è vero quanto sostenuto dal fisico e rivelatore
Bob Lazar, che oltre al top secret la
CIA ed il Majestic 12 utilizzano altri
trentasette livelli di segretezza, non stupisce il non conoscere in dettaglio tutti i codici riservati.
In realtà il problema è un altro: stabilire l'autenticità di un filmato partendo da pochi fotogrammi è un'epica impresa, di difficile realizzazione. Saranno indubbiamente necessarie altre verifiche incrociate sulle fonti. Molti dei dati sinora raccolti ci portano a sospendere qualsiasi giudizio, sia sull'autenticità che sulla falsità della situazione. Il problema è
stabilire la data esatta dell'incidente, la collocazione storico-geografica e la credibilità medica e storica. Oltre ad una verifica, in ultima analisi, delle credenziali del cameraman. Ulteriori indagini espletate dagli
UFOlogi
Roberto Pinotti e Maurizio Baiata
portarono alla scoperta del fatto che il crash si sarebbe verificato ai primi di giugno del '47 presso Socorro, e non ai primi di luglio dello stesso anno a Corona-San Augustin. In altre parole, il filmato di Roswell
non è di Roswell. A questo punto non è da escludere che o Barnett o Santilli, per aumentare il valore (e quindi il prezzo) del filmato lo abbiano attribuito al più famoso crash del mondo. Ma non potremmo nemmeno escludere che tale crash sia avvenuto molto più recentemente in qualsiasi parte del mondo (ammesso che di crash si tratti). Se poi l'evento risale ai primi di giugno, prima della nascita ufficiale dell'ufologia, se ne dedurrebbe che il governo americano era al corrente della questione
UFO prima ancora che questa nascesse esplodendo con forza dirompente dopo il
Caso Arnold. In tal caso sarebbe legittima la censura del celebre rapporto consegnato al generale
Vandemberg dai servizi segreti dell'Aeronautica, rapporto che sanciva l'esistenza dei dischi volanti. Vandemberg, quale preteso membro del Majestic 12, avrebbe saputo tutto già da tempo. Ma siamo già nella
fantascienza e nel revisionismo.
Personalmente ci auguriamo che i primi studi del CUN, a Milano come a Firenze e a Roma, servano da stimolo per quei ricercatori che preferiscono impegnarsi nella ricerca della verità, anziché perdersi in polemiche sterili ed infinite che il filmato di Santilli ha inevitabilmente innescato in tutto il mondo.
Dopo il meeting internazionale tenutosi a San Marino il 7 e l'8 settembre 1995 sulle analisi dell'autopsia del presunto alieno
di Roswell, diversi scienziati ed ufologi italiani si interessarono alla pellicola e alla
vicenda, ed ottennero da Ray Santilli, il produttore inglese che detiene i diritti del filmato, ulteriori dettagli che sembrano confermare l'effettiva natura aliena dell'essere sezionato.
Riunitisi a Lugano il 6 ottobre 1995, diversi esperti italiani e svizzeri
commentarono a caldo i risultati delle prime indagini. Fra i presenti, il sociologo Roberto Pinotti, il giornalista Maurizio Baiata della rivista Notiziario
UFO, i ricercatori
Candida Mammoliti, Gianni Bianchi e
Gianco Scolari del Centro
ufologico Svizzera
Italiana.
<< Innanzitutto l'essere del filmato non può essere definito una
femmina, ... >> fece notare Baiata << ... ha una struttura simile ad una vagina ma internamente, come si può vedere durante l'autopsia, non ha
utero e nemmeno visceri. Quindi la pancia gonfia non è data dai gas intestinali ma potrebbe essere invece una caratteristica naturale di questo essere. Il che spiegherebbe le sei dita dei piedi, che servono a mantenere la posizione eretta.
>>
<< Questo è un dato molto interessante, ... >> fece notare un altro ricercatore
<< ... perché la creatura dell'autopsia ricorda molto da vicino alcuni alieni incontrati il 14 agosto del 1947 da un professore italiano, a Raveo. Il testimone in questione, un certo
Johannis Rapuzzi, aveva incontrato nella boscaglia due nanerottoli alti circa un metro, dalla pelle verdognola e con occhi molto grandi, simili a quelli della creatura del filmato. Questi esseri avevano molte dita
... >> Rapuzzi parlò di mani a grappolo << ... e portavano sulla cintura una specie di cassettina. Curiosamente, secondo la testimonianza di Jack Barnett, il cameraman che avrebbe filmato l'autopsia di Roswell, anche i suoi alieni avevano delle strane cassette, questa volta strette al petto. Sebbene gli scettici sostengano che l'essere dell'autopsia sia troppo umano e molto diverso dai classici alieni associati alla caduta del disco di Roswell, non dimentichiamoci che creature di questo tipo, tozze, muscolose e macrocefale, ricorrono ripetutamente nella casistica
ufologica. A Valensole, in Francia, nel 1965 un fattore ebbe un faccia a faccia proprio con un essere di questo tipo. E a detta di due agenti dell'Intelligence americana, gli alieni da loro recuperati avrebbero tratti somatici proprio di questo tipo: occhi grandi, naso stretto, niente denti ma una zona gengivale
dura. >>
Diverse furono le reazioni di alcuni scienziati italiani, chiamati a consulto il 16,
il 17 e 18 ottobre 1995 nel corso della trasmissione
Format UFO, interamente dedicata al caso Roswell. Sul fronte degli scettici irriducibili, convinti di assistere alla sezione di un pupazzo, gli astronomi
Franco Pacini, Steno Ferluga,
Margherita Hack e l'esperto di fiction cinematografica
Carlo Rambaldi, papà del pupazzo E.T.
Proprio quest'ultimo si disse convinto di avere a che fare con un manichino
malamente realizzato: << Basta guardare la conformazione degli occhi.
Sono troppo larghi, il che significa che internamente i due bulbi si incastrano
l'uno con l'altro, e questo è impossibile. Non abbiamo a che fare con un vero
essere vivente ma con una finzione. >>
Pareri più tecnici e qualificati furono forniti dal professor Pier Luigi Baima Bollone, ordinario di medicina
all'Università di Torino, e dall'esperto informatico
Nello Balossino.
Il primo si dimostrò decisamente scettico sugli alieni in generale, il secondo invece non
prese posizione. Tutti e due, comunque, non negarono decisamente la validità del filmato ma si
limitarono a rimarcare eventuali stranezze e anomalie della creatura sottoposta
all'autopsia.
Bollone in particolare dichiarò: << Questo essere ha delle orbite molto grandi e una bocca larga da cui spuntano le cuspidi di due denti. La faccia però è
piatta, questo fa ritenere che non vi sia la muscolatura propria dell'uomo. Nella ripresa dell'extraterrestre non si rilevano strutture di questo
tipo: è un soggetto che ha diversità anatomiche sostanziali con la nostra specie, che lasciano veramente perplessi. Il supposto extraterrestre non ha il gioco mimico tipico dell'uomo. Inoltre quando si osserva l'interno del corpo si vedono delle strutture che non corrispondono al corpo umano. C'è una specie di fegato che non si trova al posto giusto e non ha la forma classica di quest'organo. Abbiamo insomma che fare con un non-senso biologico.
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Ma questo non esclude affatto una possibile natura aliena della creatura. Pure, Bollone
fu categorico e parlò di un artefatto, quasi a sottintendere un cadavere umano assemblato in qualche modo con organi di vario tipo.
<< Sono state dette e scritte molte sciocchezze sulla creatura
dell'autopsia: ... >> dichiarò il giornalista Baiata << ...
in primo luogo non è vero che la ferita alla gamba destra sia stata ritoccata con qualche trucco, come ha detto qualcuno. Ho parlato con Ray Santilli, il quale ha avuto molti dettagli dal cameraman. E abbiamo scoperto che il trucco altro non era che del cicatrizzante utilizzato dai dottori nel tentativo di salvare quella creatura. Inoltre quello che si vede nell'autopsia è costituito da materiale di scarto. Barnett ha tenuto per sé solo i
fotogrammi che andavano ripuliti e lavorati e ha inviato al Pentagono le bobine con le sequenze migliori. Se osserviamo attentamente il filmato dell'autopsia vediamo che ci sono continuamente dei vuoti e dei tagli. Questo perché mancano le sequenze più interessanti, che sono state spedite alle Forze Armate. Non c'è, ad esempio, la ripresa del cervello o diversi dettagli dell'autopsia. Già all'inizio si vede un orologio indicare le
10:05 e, pochi istanti dopo, le 10:25. Il che significa che già all'inizio c'è un buco di ben venti minuti. Durante i quali i
medici toccano il petto dell'essere in un certo modo, quasi a volerlo rianimare con un massaggio cardiaco. L'intera autopsia, poi, avviene senza una telecamera fissa sopra il petto del cadavere, come si usa in genere, per mancanza di
spazio: dico questo in risposta agli scettici che contestano la qualità delle immagini.
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Alle stesse conclusioni circa la pellicola, arrivò anche Bruce
Maccabee, un fisico ottico della Marina statunitense, che, dopo avere visionato la pellicola,
commentò: << La tecnica del cineoperatore ci indica chiaramente che usa un obiettivo a fuoco fisso. Quando si avvicina troppo le immagini vanno fuori fuoco. Inoltre l'operatore non guardava attraverso l'obiettivo ma usava il vewfinder e quindi non riusciva a rendersi conto di quando le immagini potessero risultare sfuocate in fase di ripresa. I cambiamenti della luminosità sono causati dal riversamento in video. La pellicola è stata prodotta fra il 1943 ed il 1957 dalla
Kodak. Il 1947 compare su un codice numerico impresso sulla pellicola e ciò
significa che questa risale a quell'anno. >>
<< In realtà mancano troppi pezzi del filmato perché si possa liquidare la faccenda come un falso,
... >> dichiarò Baiata << ... tra l'altro non dimentichiamoci che esiste anche un'altra autopsia che io ho visto e che si riferisce ad un essere identico a questo. Sfortunatamente questa pellicola è stata venduta da Santilli ad un magnate tedesco che
ha voluto tenersela tutta per sé. E non mi si venga a parlare di pupazzi
scenici: se si fossero utilizzati dei manichini, nell'ipotesi di un falso, l'operazione sarebbe stata oltremodo costosa; di pupazzi ne sarebbero serviti almeno tre per le singole fasi di ogni autopsia (e quindi almeno sei pupazzi complessivi, essendo due le autopsie) e a che pro spendere tutti questi
soldi? >> Da parte sua il sociologo Pinotti aggiunse: << E non dimentichiamo che esiste anche un altro frammento di pellicola, lungo sei minuti e visionato solo da pochissimi esperti, circa un primo esame da parte dei militari di uno dei cadaveri recuperati nel deserto. La scena si svolge sotto un tendone e si vede l'essere steso sul tavolo, coperto da un telo e circondato da due medici a viso scoperto che sembrano sfilargli delle bende da un fianco. Apparentemente questo esame a vista sembra riferirsi ad una creatura diversa. In realtà, osservando meglio, notiamo che si tratta dello stesso essere, vestito e con un paio di grossi scarponi. I due dottori lo stanno spogliando e gli stanno sfilando i calzari. Per questo al momento dell'autopsia l’essere del filmato è completamente nudo.
>> Di diverso parere fu invece il fisico nucleare Stanton Friedman, uno dei massimi
ufologi del mondo e grande esperto del caso Roswell, che, scettico sul filmato,
commentò: << Ritengo che stiamo vedendo una vera autopsia di un vero morto. La mia impressione, per la strana conformazione del corpo e che si tratti di un essere con la sindrome di Turner, una malattia genetica che colpisce solo le donne, cui non si sviluppa il seno, hanno strane orecchie e il palato rialzato e altre caratteristiche corrispondenti alla creatura del filmato.
>> Ma una secca smentita venne proprio da un altro scettico, il professor Bollone, che
dichiarò: << Questa struttura troppo vicina a noi e allo stesso tempo troppo distante rende assurda una comunanza e adombra l'esistenza di un trucco. Si sente dire che il cadavere dell'alieno sarebbe un malformato con la sindrome di Turner. Escludo questa ipotesi. Nella sindrome di Turner non ci sono quasi mai
sei dita. Nell'ipotesi di un malformato si potrebbe pensare ad una malformazione genetica, come la trisomia.
>> << Malformati? Può darsi, ma di che tipo? >>
commentò lo studioso milanese Angelo Elifani, che mise a confronto le immagini dell'autopsia con le foto di alcuni deformi sottoposti alle radiazioni di
Chernobyl. << Confrontando la foto di un bimbo macrocefalo con l'essere di Roswell si nota una grande differenza. Nel primo caso, a parte l'aumento abnorme del cranio, i tratti somatici restano decisamente umani. Ma questo non succede nel soggetto filmato da
Barnett.
Certo, potremmo pensare a esperimenti di guerra nucleare. In una parete della stanza autoptica si vede la scritta
"pericolo tempo massimo due ore". Questo è significativo perché dopo due ore si rischia la contaminazione radioattiva. E l'essere dell'autopsia ha ampie chiazze nere, quindi potrebbe essere stato esposto a forti dosi di radiazioni.
>>
Ma ancora una volta c'è un enigma. Il professor Balossino ha notato come l'essere abbia un foro nella testa. E Bollone
ammise: << Grazie all'elaborazione elettronica notiamo sulla regione frontoparietale una ferita da arma da fuoco. Si tratta di una lesione da sparo. La presenza di schegge permette di stabilire che il colpo d'arma da fuoco sia stato esploso a 30-40 centimetri di distanza.
>> E questo conferma il racconto del cineoperatore, convinto che l'essere dell'autopsia fosse stato ucciso dagli altri militari.
Ulteriori dati interessanti, che renderebbero troppo elaborata la tesi della falsificazione, riguardano i frammenti delle cassette che presumibilmente i quattro alieni precipitati a Magdalena stringevano al petto. Nella parte finale del filmato si vede un militare maneggiare le scatolette, apparentemente di cinquanta centimetri per trenta. Sopra di esse sono incise le impronte a sei dita delle due mani. E questo induce a pensare ad una sorta di codice di riconoscimento personalizzato, sullo stile delle impronte digitali. Se queste placche, come ha sospettato qualcuno, erano i pannelli di comando del disco volante, allora gli alieni conducevano una guida dolce e rilassata, indice di una civiltà più evoluta rispetto ad un popolo che stringe nervosamente un volante.
<< C'è un fatto curioso: ... >> aggiunse Pinotti << ...
ricordo il caso di un italiano che sosteneva di essere stato rapito dai piloti di un
UFO diversi anni fa. All'epoca quest'uomo mi disse che i suoi rapitori avevano sei dita.
Tra l'altro, secondo le antiche mitologie, le sei dita sono sempre state segno di grande distinzione, di provenienza divina.
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E se i militari avessero ucciso un rappresentante di una civiltà spiritualmente molto più evoluta? In tal caso non dovremmo più
chiederci perché gli alieni non prendano contatto con noi.