
Segue la leggendaria storia di Atlantide, il famigerato continente perduto. Il testo sottostante è tratto da BVZM.
<< Al di là di quello stretto di mare chiamato "Le Colonne d'Ercole", si
trovava allora un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e da
essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di
fronte. In quell'isola, chiamata "Atlantide", v'era un regno che dominava non
solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del
continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne
d'Ercole, includendo Libia, Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia. >> A parlare è
Crizia
(460-403 a.C.), parente del filosofo
Platone
(427-347 a.C.), il quale
racconta che un secolo prima, nel 590 a.C., il legislatore
Solone
(638-558 a.C.) si era fermato
nella capitale amministrativa dell'Egitto, Sais. Qui aveva cercato di
impressionare i sacerdoti di Iside illustrando le antiche tradizioni greche, ma
uno di loro aveva sorriso, affermando che quello greco fosse un popolo fanciullo
nei confronti di un altro su cui gli Egizi possedevano molta documentazione
scritta. Secondo il sacerdote egiziano, una civiltà evoluta era esistita per
secoli su "un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme": l'isola
era stata distrutta novemila anni prima da un immane cataclisma insieme a tutti
i suoi abitanti. Le parole di Crizia sono riportate nei
Dialoghi
a Timeo e
Crizia, scritti da Platone intorno al 340 a.C. Ecco come il filosofo greco
descrive l'isola, sempre per bocca del sacerdote egiziano: << Dal mare, verso il
mezzo dell'intera isola, c'era una pianura, la più bella e la più fertile di
tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta.
>>
La descrizione continua a lungo, inframmezzata da commenti sulla genealogia
degli abitanti di Atlantide: ne emerge la descrizione di un territorio rettangolare
di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne che lo proteggono
dai venti freddi, e aperto a sud sul mare. La pianura è irrigata artificialmente
da un complesso sistema di canali perpendicolari tra loro, che la dividono in
seicento quadrati di terra chiamati "klerossu" in cui si trovano floridi
insediamenti agricoli. La città principale, Atlantide, sorge sulla costa
meridionale ed è circondata da una cerchia di mura la cui circonferenza misura
settantuno chilometri: la città vera e propria, protetta da altre cerchie d'acqua
e di terra, ha un diametro di circa cinque chilometri.
In altre parole, Atlantide misurerebbe quasi otto volte la Sicilia: se non proprio un
continente, sarebbe pur sempre un'isola di grandezza non disprezzabile. Crizia
descrive la fertilità delle sue terre popolate, tra l'altro, da elefanti, giacché
anche per quell'animale, il più grosso e il più vorace di tutti, c'era
abbondante pastura.
Il possente impero di Atlantide, che si estende sulle isole vicine, sarebbe diviso in dieci stati confederati, ognuno dei quali retto da un re. Lo stato sovrano, quello che comprende la città di Atlantide, è suddiviso a sua volta in sessantamila distretti. Ogni cinque o sei anni si svolge una sorta di pubblica assemblea con la partecipazione del popolo che giudica l'operato delle varie amministrazioni. Gli Atlantidei, non paghi di dominare sulle loro isole, fondano colonie nella terraferma di fronte (probabilmente l'America), in Egitto, in Libia e in Etruria. Ma non riescono a sconfiggere l'impero di Atene, fondato nel 9600 a.C. dalla dea Minerva e organizzato secondo gli stessi criteri che Platone aveva esposto nella sua opera La Repubblica. Dopo molti anni di guerra, un grande terremoto e un'inondazione devastano Atene, inghiottono il suo esercito e fanno sprofondare anche Atlantide nelle acque dell'oceano. Una giusta punizione, in quanto, con il trascorrere dei secoli, gli Atlantidei si sono corrotti: << Quando l'elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartir loro un castigo affinché diventassero più saggi. Convocò gli dei tutti, e, convocati, disse... >> Cosa disse Giove, potremmo solo intuirlo, infatti con queste parole Crizia conclude. Ma il vecchio sacerdote l'ha già spiegato in precedenza: << Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari, tutta la vostra stirpe guerriera (cioè gli Ateniesi) sprofondò sotto terra, e similmente l'isola di Atlantide s'inabissò in mare e scomparve. >> Di quanto ha raccontato, afferma Crizia, l'Egitto è l'unico paese che possiede molta documentazione scritta, perché, contrariamente alle terre vicine, non fu coinvolto dalla catastrofe, e a questo proposito si scusa con i lettori per aver imposto nomi greci ai sovrani di Atlantide: nei loro annali, infatti, gli Egiziani avevano tradotto i nomi nella propria lingua, secondo il costume dell'epoca; successivamente Solone li aveva a sua volta interpretati in greco, e così glieli aveva riferiti; << Quando dunque udrete dei nomi simili a quelli nostri, non meravigliatevene, giacché ne conoscete il motivo. >>
Probabilmente il filosofo greco non immaginava che la sua breve narrazione (più o meno una decina delle nostre pagine) avrebbe fatto scorrere più inchiostro del suo intero corpus filosofico: circa venticinquemila opere dedicate a una civiltà che, forse, non è neppure esistita. Caso più unico che raro, il problema dell'esistenza di Atlantide scatenò subito polemiche. A parte vari accenni a terre al di là delle colonne d'Ercole (per esempio la Cymmeria citata da Omero nell'Odissea) e l'accenno al popolo degli Atalanti, "che non mangiano alcun essere animato" e "non sognano mai", nelle storie di Erodoto (484-425 a.C.), il tema di Timeo e Crizia costituiva, almeno per quanto ne sappiamo noi, un'assoluta novità. Aristotele (384-322 a.C.), discepolo di Platone, non diede molta importanza alla narrazione del suo maestro, e ciò ebbe un peso determinante nel medioevo cristiano. Aristotele, infatti, era considerato un'autorità indiscussa, e ciò che lui aveva detto, "Ipse dixit", e che non a caso concordava con la visione geocentrica dell'universo sostenuta dalla Chiesa, non poteva essere contestato. Per di più l'esistenza di un continente distrutto novemila anni prima non coincideva con la data della creazione del mondo secondo la Genesi, calcolata nel 3760 a.C. Ma, nel 1492, Cristoforo Colombo (1451-1506) scoprì che, al di là dell'Atlantico, esisteva davvero una terra, e il filosofo inglese Francis Bacon (1561-1626) suggerì che avrebbe potuto trattarsi del continente descritto nel Crizia. Molte opinioni cominciarono a modificarsi, tanto che nel XVI e XVII secolo Guillaume Postel (1510-1581), John Dee (1527-1608), Charles-Henri Sanson (1739-1806), Gilles Robert de Vaugondy (1688-1766) e molti altri cartografi chiamarono le americhe con il nome di "Atlantide". Dopo la conquista, si scoprì pure che un'antica leggenda degli indigeni del Messico, trascritta nel codice Aubin, iniziava con queste parole: << Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta. >> Aztlan era un'isola dell'Atlantico, e le antiche tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell'oceano. Dall'isola i superstiti avevano preso il nome: si facevano infatti chiamare Aztechi, ovvero "abitanti di Aztlan". Per la cronaca, in Messico questa teoria non è relegata nei volumi fantastici: viene insegnata a scuola un po' come da noi la storia di Romolo e Remo, e al Museo di Antropologia di Città del Messico sono esposti molti antichi disegni che descrivono la migrazione.
Qualcuno comincia a rilevare alcune analogie tra la civiltà dell'antico Egitto e quelle dell'America Centrale: costruzioni piramidali, imbalsamazione, anno diviso in trecentosessantacinque giorni, leggende, affinità linguistiche. Atlantide sarebbe stata dunque una sorta di ponte naturale tra le due civiltà, esteso, probabilmente, tra le Azzorre e le Bahamas. Nel 1815, Joseph Smith (1805-1844), contadino quindicenne di Manchester, nella Contea di Ontario a New York, ebbe un primo incontro con un angelo di nome Moroni che gli promise rivelazioni straordinarie. Molti anni dopo, l'angelo gli mostrò il nascondiglio di alcune preziose tavole scritte in una lingua sconosciuta, che Smith, illuminato dall'ispirazione divina, si mise diligentemente a tradurre. Nel 1830 uscì Il libro di Mormon, vera e propria bibbia della setta dei Mormoni, che descrive una distruzione con caratteristiche del tutto atlantidee avvenuta subito dopo la crocifissione di Cristo. << Nel trentaquattresimo anno, nel primo mese, nel quarto giorno, sorse un grande uragano, tal che non se ne era mai visto uno simile sulla terra, e vi fu pure una grande e orribile tempesta, e un orribile tuono che scosse la terra intera come se stesse per fendersi [...]. E molte città grandi e importanti si inabissarono, altre furono in preda alle fiamme, parecchie furono scosse finché gli edifici crollarono, e gli abitanti furono uccisi e i luoghi ridotti in desolazione [...]. Così la superficie di tutta la terra fu deformata, e scese una fitta oscurità su tutto il paese, e per l'oscurità non poterono accendere alcuna luce, né candele né fiaccole. >> I superstiti, il popolo di Nefi, si erano rifugiati in tempo "nel paese di Abbondanza", dove avevano costruito templi e città, tra cui quello di Palenque e una grande fortezza identificata successivamente con Machu Picchu. Trentadue anni più tardi, un eccentrico studioso francese, l'abate Charles-Etienne Brasseur de Bourbourg (1814-1874), scoprì la "prova definitiva" del collegamento tra Mediterraneo, Atlantide e Centro America. Le sue teorie furono immediatamente screditate, ma ispirarono la prima opera veramente popolare sull'argomento: Atlantis, the antediluvian world ("Atlantide, il mondo antidiluviano", 1882) dell'americano Ignatius Loyola Donnelly (1831-1901). Secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e lì si erano sviluppate le prime civiltà: i suoi abitanti si erano sparpagliati in America, Europa e Asia, e i suoi re e le sue regine erano divenuti gli dei delle antiche religioni. Poi, circa tredicimila anni fa, l'intero continente era stato sommerso da un cataclisma di origine vulcanica. A sostegno della sua tesi, Donnelly presentava le analogie culturali descritte sopra, e qualche prova geologica a dire il vero non troppo convincente. Dall'altra parte dell'oceano, Augustus Le Plongeon (1825-1908), medico francese contemporaneo di Donnelly, che per primo aveva scavato tra le rovine Maya nello Yucatan, riprese indipendentemente la tematica dei misteri sacri dei Maya e dei Quiché di undicimilacinquecento anni fa e la loro relazione con i misteri sacri degli Egizi, dei Greci, dei Caldei e degli Indiani.
Gli studi su Atlantide cominciarono a succedersi a ritmo vertiginoso. La gran massa degli studiosi concordava nel situare Atlantide in mezzo all'Atlantico, come suggerisce la sua stessa denominazione, ma in Francia le cose andarono diversamente. Il botanico Dominique Alexandre Godron (1807-1880) fondò la "Scuola dell'Atlantide" in Africa nel 1868, collocando la città perduta nel deserto del Sahara. Godron e il suo seguace Etienne Felix Berlioux si rifacevano all'opera Bibliotheca historica del greco Diodoro Siculo (90-27 a.C.), il quale aveva affermato che << ... un tempo, nelle parti occidentali della Libia, ai confini del mondo abitato, viveva una razza governata dalle donne [...]. La regina di queste donne guerriere chiamate Amazzoni, Myrina, radunò un esercito di trentamila fanti e tremila cavalieri, penetrò nella terra degli Atlantidi e conquistò la città di Kerne. >> Niente, dunque, a che vedere con la tradizione platonica: tuttavia, i francesi possedevano molte colonie in Nord Africa e una possibile collocazione di Atlantide in quel territorio solleticava, evidentemente, il loro nazionalismo. Si spiegano così le numerose spedizioni susseguitesi alla ricerca della città perduta nel massiccio montuoso dell'Ahaggar. Altre Atlantidi sono state collocate in luoghi spesso ancor più fantasiosi: in Inghilterra al largo delle coste della Cornovaglia ove sarebbe sprofondata la mitica città di Lyonesse, in Brasile, Nord America, Ceylon, Mongolia, Sud Africa, Malta, Palestina, Prussia Orientale, Creta e Santorini. Quest'ultima collocazione, sostenuta dall'archeologo greco Spiridon Marinatos (1901-1974), insieme all'irlandese John Victor Luce, e descritta nel volume The end of Atlantis: new light on an old legend ("La fine di Atlantide: nuova luce su un'antica leggenda"), accontenta parecchi studiosi tradizionali. La civiltà di Akrotiri, nell'isola greca di Santorini, fu effettivamente distrutta nel 1400 a.C. da un'eruzione vulcanica. Per un espediente narrativo, Platone l'avrebbe trasportata al di là delle colonne d'Ercole, l'avrebbe ingrandita a livello di continente e avrebbe ambientato l'episodio in un epoca assai precedente. Secondo lo scrittore ed esploratore italiano Flavio Barbiero, Atlantide si sarebbe trovata in Antartide. In tempi remoti il clima di quel territorio era temperato, e una civiltà vi ci si sarebbe potuta tranquillamente sviluppare, poi le glaciazioni l'avrebbero completamente distrutta: l'ipotesi è esposta nel volume Una civiltà sotto il ghiaccio, 1974). Un'altra recente teoria identifica Atlantide con Tartesso, prosperosa città stato di origine fenicia costruita su un'isola alle foci del Guadalquivir, in Spagna: nel quinto secolo a.C. la città venne completamente distrutta, probabilmente da un attacco cartaginese, lasciando sicuramente dietro di sé la leggenda di una grande civiltà scomparsa all'improvviso. Intorno al 1920, l'archeologo tedesco Adolf Schulten (1870-1960) ne identificò la posizione: sarebbe sorta nei pressi di Cadice, l'antica Gades, e, in effetti, Platone parla nel suo racconto di un re chiamato Gadiro. Tartesso presenta qualche analogia con la città descritta dal filosofo greco: era irrigata da canali, era fertile e ricca di minerali, e sopratutto andò distrutta in brevissimo tempo. Sempre a Cadice è ambientata una singolare truffa: nel 1973 la sensitiva Maxine Klein Asher riuscì a convincere il rettorato dell'università di Pepperdine (California) a finanziare una spedizione sottomarina in Spagna, dove forti vibrazioni psichiche le avevano segnalato la presenza di una città sommersa. Parecchi studenti e professori sborsarono dai duemila ai duemilaquattrocento dollari, e la Asher partì effettivamente per Cadice, da cui diramò un falso comunicato stampa che confermava il ritrovamento. Ricercata dalle autorità spagnole (si era eclissata con il denaro raccolto), fu arrestata in Irlanda, mentre stava organizzando un'identica messinscena.
Verso la fine del secolo scorso, lo studioso inglese Philip Slater ipotizzò l'esistenza di un subcontinente sommerso, da lui battezzato "Lemuria", che avrebbe potuto unire l'Africa all'Asia in un'epoca remotissima. Non c'è da stupirsi se, nel romantico clima ottocentesco, l'ipotesi dell'esistenza di un nuovo continente scomparso incontrò subito grande successo. Nel 1888 Helena Petrovna Gan Blavatsky (1831-1891), fondatrice di un gruppo esoterico chiamato Società teosofica, confermò entusiasticamente la teoria, che lei già conosceva per averla letta (insieme alla "vera" storia della fine di Atlantide) nelle misteriose Stanze di Dzyan, un antico libro scritto in una lingua sconosciuta che racchiudeva la storia dimenticata dell'uomo. Secondo la Blavatsky, ad Atlantide e a Lemuria abitava la terza di sei razze che avrebbero popolato la terra in tempi remoti: i suoi rappresentanti erano poco meno che dei, dotati di straordinarie conoscenze esoteriche poi tramandatesi solo entro una ristrettissima cerchia di iniziati. La teosofia popolarizzò così una nuova concezione di Atlantide: il continente divenne improvvisamente l'inizio del sapere e della civiltà, addirittura la fonte primigenia della civilizzazione. Alcuni "grandi iniziati" sopravvissuti alla sua distruzione, tra cui Mago Merlino dei miti di Re Artù, avrebbero trasmesso ai loro discendenti segrete conoscenze esoteriche: come gli alieni per i fautori dell'ipotesi extraterrestre, essi sarebbero i responsabili di molte costruzioni, oggetti e fenomeni inesplicabili di cui si occupa questa "enciclopedia". Nel 1935, il medium americano Edgar Cayce (1877-1945) affermò in stato di trance che Atlantide fosse stata distrutta a causa del cattivo uso di oscure forze da parte di malvagi sacerdoti, e predisse che alcune parti del continente perduto sarebbero riemerse entro pochi anni a Bimini, al largo della costa della Florida. In effetti, proprio in questa località e proprio alla data prevista, nel 1969, l'archeologo subacqueo Manson Valentine rinvenne alcune costruzioni sommerse, le tracce di una larga strada e un tempio, la cui origine è tutt'ora in discussione. Secondo l'ipotesi extraterrestre, Atlantide e Mu sarebbero invece state basi aliene, distruttesi a causa di un cattivo uso dell'energia nucleare.
Ammessa e non concessa l'esistenza di Atlantide, quando potrebbe essere avvenuta la sua distruzione e cosa potrebbe averla determinata? Sul primo punto gli Atlantidisti sono abbastanza concordi: intorno a diecimila anni fa, più o meno nel periodo descritto da Platone. Otto Muck, autore de I segreti di Atlantide, ha ricostruito con complessi calcoli basati sul calendario Maya addirittura il giorno esatto della catastrofe: il 5 giugno dell'8498 a.C. Per quanto riguarda le cause, le ipotesi sarebbero molteplici: dall'eruzione vulcanica, a una guerra nucleare, alla caduta di un asteroide o di una seconda luna che, in tempi remoti, avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta. Un cataclisma di tale portata potrebbe arrecare conseguenze di vari ordini: la scomparsa di un continente modificherebbe innanzitutto le correnti oceaniche, mutando in modo radicale le situazioni climatiche, creando nuove glaciazioni e nuove zone desertiche; l'onda d'urto e la susseguente marea distruggerebbero gran parte delle città portuali e molte città dell'interno; l'immensa e rapidissima compressione causata dall'impatto con un gigantesco asteroide provocherebbe una radioattività pari a quella di numerose testate termonucleari; la polvere sollevata da una simile esplosione oscurerebbe il sole per anni, provocando terrori ancestrali e, tra l'altro, ulteriori conseguenze sul clima e i raccolti. Se Atlantide fosse stata davvero la dominatrice di altre civiltà, inoltre, la sua scomparsa avrebbe suscitato lotte e sconvolgimenti. Insomma, se Atlantide fosse stata distrutta in un giorno e una notte, come Platone asserisce, la Terra avrebbe conosciuto necessariamente un'era di barbarie, e una nuova civilizzazione non avrebbe potuto evolversi prima di cinque o seimila anni: il tempo sufficiente per cancellare e trasformare in leggenda ogni traccia di un remoto passato.
A parte alcune intuizioni del racconto di Platone rivelatesi poi veritiere, quali fatti concreti supportano l'esistenza storica di Atlantide? Le uniche prove a favore su cui possiamo basarci sono di carattere puramente indiziario. Esistono, per esempio, manufatti non inquadrabili in modo canonico come prodotti di civiltà note. C'è, soprattutto, una vasta tradizione a proposito di una grande catastrofe avvenuta in tempi remoti, lo spaventoso diluvio universale da cui solo pochi eletti si salvarono per volere divino. Se le prove a favore di Atlantide sono poco convincenti, altrettanto lo sono quelle contro. Ad ogni ipotesi scientifica atta a dimostrare la possibile realtà della tradizione platonica ne corrisponde un'altra che dimostra esattamente il contrario: a meno di non esser un esperto in tutti i campi dello scibile, è impossibile per un profano stabilire chi ha ragione.
Comparando le varie teorie sull'origine e la distruzione di Atlantide è possibile tracciarne un' immaginaria cronologia. Prima di ogni paragrafo troverete citata tra parentesi la dottrina a cui la cronologia si riferisce: noterete l'abbondanza di riferimenti alla teosofia, il movimento fondato da Helena Petrovna Blavatsky; sugli interventi di visitatori alieni troverete altre notizie alla voce "ipotesi extraterrestre".
Tra 4.500.000 e 900.000 anni fa: l'homo sapiens nasce ad Atlantide (teosofia). << A sette gradi di latitudine nord e a cinque gradi di longitudine ovest, nella località ove ora si trova la costa Ashanti, compaiono gli Atlantidei, primi rappresentanti della quinta razza madre >> (William Scott Elliott, The story of Atlantis & lost Lemuria, 1896). Si sono evoluti lentamente a partire dalle razze Lemuriane, hanno perso il loro colore azzurro e sono diventati prima rossi, poi viola e infine del nostro attuale colore rosato. I primi Atlantidei si chiamano Rmohal, sono dotati di poteri extrasensoriali e di una struttura sociale piuttosto grossolana: daranno origine all'uomo cosiddetto "di Cro Magnon" che genererà la razza lappone e australiana. Nel giro di due milioni di anni, i Rmohal emigrano verso un vastissimo territorio: Atlantide. Non si tratta dell'"isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme" descritta da Atlantide, ma di un supercontinente che comprende le due Americhe, Irlanda, Scozia, parte dell'Inghilterra e, dal Brasile, raggiunge la Costa d'Oro. Dopo aver sconfitto gli ultimi superstiti della catastrofe lemuriana che vi si erano insediati, gli Atlantidei si differenziano in vari ceppi, tra cui i popoli che i moderni antropologi hanno battezzato Tlavatli (Cinesi e Aztechi, "violenti, indisciplinati, brutali e crudeli"), Toltechi e Turanici (i futuri Caldei, "sotto parecchi aspetti, gente poco simpatica").
900.000 anni fa: la fondazione di Tiahuanaco (dottrina del "ghiaccio cosmico"). La terza delle varie lune che, secondo la dottrina del visionario ingegnere austriaco Hans Hörbiger (1860-1931), avrebbero ruotato in tempi remoti intorno alla Terra per poi precipitare disastrosamente sulla sua superficie, si avvicina alla Terra, facendo salire il livello delle acque. Gli uomini e i giganti, loro re, salgono quindi sulle cime più alte, e fondano la civiltà marittima mondiale di Atlantide. Presso il lago Titicaca, nell'attuale Bolivia, i giganti edificano il complesso di Tiahuanaco: << La loro forza colossale permette loro di realizzare un'opera impossibile per i comuni esseri umani >> (Hans Hörbiger, Glazial kosmologie, 1913). << Dai lineamenti dei volti dei giganti giunge ai nostri occhi e al nostro cuore un'espressione di sovrana bontà e di sovrana saggezza, un'armonia di tutto l'essere spira dal colosso, le cui mani ed il cui corpo, nobilmente stilizzati, posano in un equilibrio che ha un valore morale >> (Anthony Bellamy, Moons, myths and man, 1931). I Toltechi, la seconda sottorazza atlantidea, con i loro due metri e mezzo di altezza non sono da meno dei giganti: ad Atlantide edificano un immenso complesso, "La città delle porte d'oro", che sorge presso la costa orientale, a circa quindici gradi a nord dell'equatore, sulle pendici di una collina alta circa centocinquanta metri sulla pianura; << Sulla sommità della collina vi erano il palazzo e i giardini dell'imperatore, in mezzo ai quali sgorgava un getto d'acqua che forniva il palazzo e le fontane e quindi scendeva in quattro direzioni, e poi perveniva, per mezzo di cascate, a un canale circolare che circondava il giardino". (Arthur Edward Powell, The solar system, 1923). Secondo l'esploratore inglese Percy Harrison Fawcett (1867-1925), i Toltechi, che possedevano un potere per invertire la forza attrattiva della gravità in una forza repulsiva, cosicché il sollevamento di grosse pietre a grandi altezze fosse cosa facilissima, avevano fondato anche Tiahuanaco (700.000 anni fa) e una città chiamata Zeta, perduta nella giungla amazonica del Mato Grosso. Il Tolteco diventa la lingua ufficiale del vastissimo impero atlantideo (circa sessanta milioni di abitanti, sui due miliardi che popolano la Terra). La tecnologia raggiunge un alto sviluppo: << Per spostarsi, usavano delle aeronavi con una capacità da due a otto posti costruite dapprima in legno, e poi con una lega metallica leggera che brillava al buio come se fosse stata dipinta con una vernice luminosa. Durante le battaglie le astronavi spargevano gas tossici. Nei primi tempi erano mosse dal "vril", la "forza personale", quindi esso fu sostituito con un'energia generata con un procedimento sconosciuto che agiva con l'intermediario di una macchina. Per far salire l'astronave, che poteva raggiungere le cento miglia all'ora, si proiettava la forza in basso, attraverso le aperture dei tubi sul retro dell'apparecchio >> (Arthur Edward Powell).
600.000 anni fa: la prima distruzione di Atlantide (teosofia e altri). Dopo centomila anni dalla fondazione, la "città dalle porte d'oro" degenera. I seguaci della magia nera, tra cui l'imperatore, diventano sempre più numerosi: << La brutalità e la ferocia aumentano, e la natura animale si avvicina alla sua espressione più degradata >> (William Scott Elliott). Un primo, grande cataclisma, forse scatenato dallo sconsiderato uso dei poteri occulti, colpisce Atlantide: la città viene distrutta, l'imperatore nero e la sua dinastia periscono. L'attuale continente americano si separa dal resto di Atlantide; la Gran Bretagna si unisce in una grande isola con la Scandinavia e la Francia settentrionale. L'avvertimento viene preso a cuore, e per un lungo periodo la stregoneria è meno diffusa.
150.000 anni fa: seconda distruzione di Atlantide (dottrina del "ghiaccio cosmico"). Anche per questa dottrina è tempo di grandi catastrofi: la terza luna si abbatte sulla Terra causando la distruzione di Atlantide, << e gli uomini primitivi la identificano con il Diavolo. >> Le acque << si abbassano bruscamente per il calo della forza di gravità >> e le grandi città atlantidee rimangono isolate sulle vette di inaccessibili montagne. I giganti che governavano da milioni di anni perdono il loro popolo: gli uomini ritornano allo stato primitivo (Anthony Bellamy).
Tra 150.000 e 75.000 anni fa: civiltà corrotta (teosofia). Sull'isola di Ruta, ad Atlantide, viene ricostruita la "città delle porte d'oro": vi prospera una civiltà potente ma troppo sontuosa. Gli imperatori si abbandonano alle pratiche di magia nera, e solo una piccola minoranza di maghi bianchi cerca di tenere a freno i malvagi occultisti. Lo stregone Oduarpa, associato al "culto di Pan", fonda la "grotta nera" in opposizione alla "grotta bianca" iniziatica: orribili esperimenti di biogenetica creano un esercito di mostri, ibridi a metà tra l'uomo e gli animali. Ma, nelle profondità dell'Himalaya, i saggi di Agharti vigilano.
75.025 a.C.: terza distruzione di Atlantide (teosofia). Il "re del mondo" Vaivaswata muove contro gli Atlantidei corrotti con un grande esercito, a bordo delle astronavi chiamate "vimana: i mostri di Pan e Oduarpa vengono sconfitti, le potentissime armi del "re del mondo" distruggono quasi totalmente il continente corrotto. Daitiya è completamente sommersa, di Ruta si salva solo una piccola parte, Poseidonia, ovvero l'Atlantide descritta da Platone. Non è escluso che queste antichissime guerre celesti siano in qualche modo legate a quanto accadde intorno al 2000 a.C. a Mohenjo-Daro.
10.000 a.C.: la distruzione finale (ipotesi extraterrestre). Gli spaziali giunti dal pianeta Suerta, atterrati in tempi remoti in qualche angolo del Brasile e considerati divinità dalla tribù degli Ugha-Mongulala, decidono nell'anno 10.048 a.C. di abbandonare la Terra. << Stava per incominciare un'epoca terribile, dopo che le splendenti navi dorate dei primi signori si furono spente nel cielo, come stelle... >>. E, in effetti, qualcosa di terribile accade davvero: << Che cosa avvenne sulla Terra? Chi la fece tremare tutta? Chi fece danzare le stelle? Chi fece scaturire l'acqua dalle rocce? Il freddo era atroce, e un vento gelido spazzava la Terra. Scoppiò una calura terribile, e al suo alito gli uomini bruciavano. E uomini e animali fuggivano, in preda al panico. Tentavano di arrampicarsi sugli alberi, e gli alberi li scaraventavano lontano. Quello che era in basso si capovolse e si ritrovò in alto. Quello che era in alto precipitò sprofondando negli abissi... >> (Karl Brugger, Akakor, 1976). L'immensa quantità di ghiaccio accumulatasi sull'Artide durante l'ultima glaciazione scivola nell'oceano scatenando un maremoto gigantesco, divenuto nella tradizione il diluvio universale. La tecnologia dei Nefilim (un altra stirpe di spaziali che si è insediata in Mesopotamia) ha previsto la catastrofe: l'ordine è di abbandonare la Terra e i suoi abitanti al loro destino. Ma, contravvenendo alle disposizioni, i Nefilim (evidentemente più umanitari dei colleghi spaziali venuti da Suerta) ospitano alcuni esemplari dei terrestri della stirpe di Ziusudra (Noè) nelle loro arche; questi ultimi ripopoleranno il pianeta. Conclusa la missione, i Nefilim lasciano la Terra (Zakarias Setchin, The 12th planet). La trappola sistemata da un gruppo di spaziali inseguiti da un'armata nemica finalmente scatta: i cattivi distruggono il "quinto pianeta" (un corpo celeste in orbita tra Marte e Giove) che si disintegra formando la cintura degli asteroidi, poi ritornano alla loro galassia. La distruzione del quinto pianeta crea notevoli scompensi gravitazionali in tutto il sistema solare. L'asse terrestre si sposta di alcuni gradi, provocando lo scioglimento dei ghiacci polari e l'inondazione nota come diluvio universale. Gli spaziali esiliati sulla Terra si salvano nelle loro gallerie: quando ne escono vengono considerati dei dagli sparuti gruppi di superstiti. Operazioni di biogenetica compiute sui terrestri affrettano la loro evoluzione (è la genesi biblica), ma << gli dei erano irascibili e impazienti, erano rapidi a punire e a spazzar via i ribelli o coloro che non si adattavano alle loro leggi biologiche, cosicché gli uomini cominciarono a temerli e a costruire, con titanici sforzi, rifugi per evitare la loro ira >> (le varie cattedrali sotterranee e le opere fortificate la cui funzione non è ancora stata identificata dagli archeologi, Erich Von Daeniken, opere varie).
Poseidonia, l'Atlantide descritta da Platone, ultimo relitto del gigantesco impero teosofico, è ormai completamente corrotta. In un giorno e una notte, nell'anno 9564 a.C. gli dei la sprofondano nell'oceano con tutti i suoi abitanti. La catastrofe si ripercuote a livello mondiale: le opere edificate dai Greci, dominatori del Mediterraneo grazie alla recente vittoria, sono completamente spazzate via dagli elementi; il Mare del Gobi si solleva e diventa l'attuale deserto; uguale sorte tocca alla pianura del Sahara. Un gigantesco meteorite proveniente dalla zona degli asteroidi si abbatte sull'Atlantico, generando una mostruosa onda di marea che distrugge la civiltà di Atlantide. E' il 5 giugno del 8498 a.C. (Otto Muck, I segreti di Atlantide, 1976). Dopo essere rimasta priva di satelliti per 138.000 anni, la Terra attira la sua quarta luna, quella attuale. Il fenomeno cosmico scatena una gigantesca marea che, in una sola notte, distrugge tutto: i possenti giganti scompaiono; nasce la ben più modesta civiltà giudeo-cristiana (Hans Horbiger).
10.000 a.C.: Il ritorno degli Atlantidei (dottrina "cosmica"). Alcuni grandi iniziati atlantidei, tra cui il Mago Merlino, sopravvissuto alla distruzione della città di Lyonesse (un insediamento realmente sprofondato al largo della Cornovaglia, e da molti ritenuto una delle città di Atlantide), fondano il centro magico di Avalon, ove ripristinano gli antichi culti esoterici del continente perduto, scegliendosi dei discepoli come Artù che portino avanti la tradizione. Gli Atlantidei si mescolano con i Celti e si diffondono per tutta l'Europa, ove elevano megaliti a simboleggiare il culto del Sole (Dion Fortune, Avalon of the heart, 1936).