
Area 51 è parte di una vasta zona militare segreta situata a circa centocinquanta miglia da Las Vegas nel sud dello stato statunitense del Nevada.
Area 51
è
una sezione del poligono nucleare ed aeronautico di Nellis, una vasta zona
militare che inizia circa centocinquanta chilometri a nord-nord-ovest della città
di Las Vegas, nella
parte centro-meridionale del Nevada. Più esattamente, Area 51 è posta ai
margini del lago prosciugato di Groom Lake, ed è nota a chi vi lavora con altri
appellativi e nomignoli, quali
Dreamland
("Terra Da
Sogno", che è
- o sarebbe stato - il codice di chiamata radio della base di Nellis),
Watertown
("città acquatica") o anche
The
ranch ("La fattoria") e
Skunkworks
("Officine Sporche").
Una pista di decollo lunga circa quattromilacinquecento metri attraversa il
Groom Lake. Nell'ambito del grande complesso di Nellis, nell'aeroporto di
Tonopah, all'angolo nord-occidentale del poligono, sono dislocati due squadroni
del 37° Stormo Tattico
dell'USAF,
dotati di sofisticatissimi cacciabombardieri
F-117A
Nighthawk a bassa
rilevabilità radar.
Il complesso di Nellis, le cui multiformi attività cominciarono nel 1954, vide
solo in un secondo tempo la costruzione di Area 51, una serie di
installazioni
in larga parte sotterranee, che furono gestite dalla
CIA
fino al 1972, quando passarono all'Air
Force Systems Command. Fu
qui che furono sviluppati i ricognitori strategici
U-2
e SR-71 Blackbird,
e dove oggi si lavorerebbe al famigerato ricognitore ipersonico
Aurora,
le cui incredibili caratteristiche di volo (velocità fino a Mach 6, cioè circa
seimila chilometri orari) sono state oggetto di dicerie
anche in ambito ufologico.
L'ingresso principale verso Area 51 è segnato da una strada sterrata che si
stacca dalla statale 375 nella contea di Lincoln, all'altezza di una grande
cassetta per la posta di colore nero, e che poi interseca la pista che conduce
da est al Groom Lake, non senza passare prima poco a sud della catena delle
Groom Mountains, una serie di alture che corrono quasi parallele alla statale
375 e che, di fatto, impediscono la visione a distanza di Area 51.
Anzi, per valutare meglio il grado di segretezza della zona, si pensi che ai
primi del 1984 l'USAF sequestrò illegalmente ottantanovemilaseicento acri di
suolo pubblico compresi nella catena montuosa, proprio per limitare
l'osservazione agli appassionati. L'USAF ammise poi l'illegalità del sequestro,
ma il Congresso votò infine per approvare l'azione dei militari. Trentacinque
chilometri più a nord della cassetta postale nera si trova il desolato paesino
di Rachel, il cui unico ritrovo pubblico, la birreria
Little
AJe'lnn, di proprietà di
Pat
e John Travis,
sulla strada che poi prosegue verso la cittadina di Tonopah, è spesso
frequentato da chi lavora nel complesso di Nellis. Un punto d'informazione su
cui avremo modo di tornare.
Le dicerie ufologiche su Area 51 circolano ormai da molti anni. Bisogna
riconoscere che esse preesistevano alle dichiarazioni choc del fisico
Bob
Lazar, di cui ci occuperemo
e che hanno fatto diventare la questione un argomento di interesse anche per un
grande pubblico. E' su queste voci, racconti semi-anonimi, testimonianze
sussurrate, che si è appunto innestata la rivelazione di Lazar e, sulla scia di
essa, una gran quantità di storie assurde e ben oltre il limite della
credibilità. Vediamo di ricostruire il quadro sin dall'inizio.
Nel 1980, un giornalista ed ufologo di Cincinnati (Ohio),
Dave
L. Dobbs, ricevette una
lettera da un radiotecnico di nome
Mike
Hunt. Egli, fra i
primissimi, fu tra coloro che associarono le attività di Area 51 agli UFO.
Nelle sue testimonianze, Hunt sosteneva di aver lavorato laggiù nei primi anni
'60 per conto della Commissione
Atomica Statunitense, e di
aver appreso che un disco volante vi sarebbe stato trasportato dalla base aerea
di Edwards, in California. Hunt vide contenitori con il timbro
Project
Red Light, uno dei supposti
progetti governativi segreti americani sugli UFO, su cui circolano da anni
testimonianze di seconda mano diffuse, per esempio, da un ufologo
filo-contattista texano: Wendelle
Stevens. Secondo le sue
fonti il Project Red Light incluse lo studio della propulsione di almeno tre
scafi catturati e di due alieni. Stevens riferì anche di un incontro con un
vero e proprio UFO fatto nel 1977 nel cielo della vicina base di Tonopah da un
pilota militare, e l'avvistamento sulla zona, nel 1978, di un grande sigaro
grigio accompagnato da due elicotteri
militari. Hunt, inoltre, vide al suolo un disco di color opaco del diametro di
sei o nove metri, e constatò più volte che le frequenze radio della base erano
come ammutolite per cause a lui misteriose. Un operatore radar che lavorava in
una torre di controllo al limite nord del poligono di Tonopah, invece, ricevette
spesso l'ordine di ignorare gli oggetti volanti non identificati che osservava
sugli schermi.
In tempi più recenti certe voci sono giunte persino dalle riviste specializzate
in questioni militari. Nel 1988, un ufficiale dell'USAF dichiarò al giornalista
aeronautico James Goodall
che quanto si stava realizzando nell'Area 51 sfidava ogni descrizione. Goodall
rese noti anche fatti secondo cui si trattava di tecnologie basate su campi di
forza, su tentativi di controllare la gravitazione e di veri e propri dischi
volanti. Nel febbraio dello stesso anno,
Jim
Shults, caporedattore della
rivista militare Gung-Ho
riferì di una Alien
Technology Unit attiva ad
Area 51, e due piloti militari che vi avevano lavorato confermarono la
sperimentazione di velivoli "incredibili". Nell'ottobre del 1990,
infine, la notissima Aviation
Week & Space Technology
riferì le osservazioni di misteriosi triangoli silenziosi fatte da piloti su
Nevada e California, e di quelle di un altro strano velivolo più rumoroso e
seguito da una densa scia di fumo. Si ammettevano poi avvistamenti, in quelle
zone di aerei dall'aspetto ancora più insolito, che facevano pensare a forme di
propulsione esotica. In seguito, l'autore dell'artitolo,
Bill
Scott, precisò di pensare
a motori antigravitazionali montati su velivoli in grado di spostarsi da
venticinque chilometri all'ora fino a velocità supersoniche.
Certo
è che le misure di sicurezza intorno al complesso di Nellis sono formidabili:
sensori di movimento, laser, pattuglie reclutate fra i ranghi dei
Berretti
Verdi e degli incursori dei
SEAL
della Marina e addestrate dalle unità di èlite della
Delta
Force, etc. E certo i
grattacapi non devono mancare.
Già molti hanno fatto spedizioni al segnale del miglio 29,5 della statale 375,
da dove parte la strada sterrata per Area 51. L'ufologo
William
F. Hamilton intervistò
almeno quattro testimoni che da quel luogo avrebbero osservato UFO volare sulle
Groom Mountains, e foto furono scattate da curiosi nel 1990: si pensi poi che
l'appassionato Glenn
Campbell pubblicò un
bollettino (The Groom Lake
desert rat), organo di un
gruppo che sorveglia le attività di Area 51 e che organizza escursioni alla
White Sides Mountain e a Freedom Ridge, alture da cui si osserva bene gran parte
della zona. Campbell è anzi autore di
A
viewer's guide to Area 51
("Guida per l'osservatore ad Area 51").
Ai primi del 1989, il giornalista televisivo
George
Knapp, della
KLAS
di Las Vegas, stava conducendo una serie di trasmissioni sugli UFO. Nel mese di
marzo, Knapp fu avvicinato da
Robed
Scott Lazar, un trentenne
che dichiarò di essere un fisico, di aver lavorato nel complesso di Nellis e di
avere una serie di rivelazioni da fare. Knapp ascoltò la sua storia e si
convinse a renderla nota. Fu ciò che avvenne nel corso di due serate
televisive, l' 11 e il 13 novembre. Area 51 esplose anche tra i mass-media.
Lazar, senza mezzi termini, affermò che nell'Area 51 si lavorava a velivoli a
propulsione gravitazionale di origine aliena, e che aveva subito accuse di
spionaggio e minacce di morte. Egli svolse le sue attività tra il dicembre 1988
e l'aprile 1989 in una zona denominata
S-4,
circa sedici chilometri più a sud dell'Area 51 propriamente detta, presso il
laghetto di Papoose. Ora, è certo che Lazar, nel 1982, abbia lavorato presso i
Laboratori
Nazionali di Fisica di Los Alamos
(una circostanza che questo ente cercò invano di negare). Successivamente, con
il suo impiego presso S-4, gli fu dato accesso ad informazioni altamente
riservate. Delle attività di S-4 non fu al corrente nemmeno il Presidente degli
Stati Uniti.
Lì, dentro enormi hangar sotterranei fra loro collegati, in un'atmosfera di
continui controlli ed intimidazioni, il primo giorno gli furono fatti leggere
circa centoventi documenti sugli UFO: nove astronavi erano cadute in mano alle
autorità - non era spiegato come - ed autopsie erano state eseguite su cadaveri
di alieni provenienti dal quarto pianeta del sistema stellare binario
Zeta
Reticoli 2.
Poi, Lazar potè lavorare ad un velivolo del diametro di nove o dodici metri, al
cui interno c'era una colonna centrale che correva tra il pavimento e il
soffitto del disco. Una consolle appariva rimossa, e le sedie sembravano esser
state costruite per bambini. Secondo Lazar il velivolo era propulso da un
reattore ad antimateria, un apparato emisferico posto sul pavimento del
velivolo, delle dimensioni di un pallone da basket. Gli fu stato mostrato anche
il reattore in funzione. Come carburante il disco utilizzava poco più di due
etti di un elemento con numero atomico 115, un minerale
superpesante e secondo Lazar non sintetizzabile sulla Terra: questo sistema propulsivo permetterebbe di
manipolare lo spazio-tempo e di rendere invisibili i velivoli.
Il lavoro di Lazar consistette in un tentativo di duplicare il reattore. Lazar potè
osservare da lontano anche i nove tipi diversi di dischi posteggiati negli
hangar, ad ognuno dei quali assegnò un nomignolo, e un breve volo
dell'astronave su cui aveva lavorato: divenne blu, luminosa nella parte
inferiore e cominciò a sibilare come un apparato ad alto voltaggio elettrico.
Sconvolto, la sera del 22 marzo del 1989, per cercare di corroborare le sue
paure, Lazar condusse sua moglie
Tracy,
il discusso appassionato di UFO
John
Lear ed un amico,
Gene
Huff, in una località
desolata posta a ventiquattro chilometri dalla zona dei presunti test. Qui,
osservarono (Lear attraverso il suo telescopio
Celestron)
e filmato strane luci ellittiche compiere ardite manovre sulle Groom Mountains.
Sul video si sentono anche i commenti eccitati dei testimoni. In un'altra
occasione, però, la sorveglianza li scoprì.
In seguito, Lazar fu minacciato dall'FBI,
e nell'aprile (o maggio) 1989 cancellato dalla lista degli addetti ad Area 51.
Fu anzi a causa di minacce analoghe che, nel febbraio successivo, Lazar ruppe
repentinamente un contratto con la
Nippon
Television. Poi,
nel novembre dell'89, nel corso di un'intervista rilasciata a
Benny
Goodman della stazione
radiofonica KVBG,
un uomo che affermava di essere un elettricista della
Reynolds
Electronics and Engineering
impiegato nella località di Camp Mercury, nella parte più meridionale
dell'Area 51, si fece avanti sostenendo di aver lavorato in un tunnel
sotterraneo profondo mille metri. Lì avrebbero luogo enormi operazioni coperte.
Un marine lo minacciò pesantemente quando vide medici in camice bianco portare
via su lettini quattro corpi di piccoli esseri sconosciuti. Chiamando alcuni
ufologi di Las Vegas, l'anonimo disse che lui e altri cinquanta lavoratori
impiegati a Camp Mercury avevano deciso di appoggiare Lazar, ma pare che
l'iniziativa non abbia avuto seguito. Sempre alla KVBG, in precedenza giunsero
le telefonate di un individuo che si nascondeva dietro lo pseudonimo di
Yellow
Fruit. Egli avrebbe
lavorato ad Area 51 come addetto alla sicurezza. Le sue affermazioni furono, se
possibile, ancor più improbabili delle precedenti. Uno dei suoi compagni di
lavoro sarebbe stato un "alieno buono", mentre altri avrebbero fatto
parte del gruppo degli EBE
(termine usato per descrivere gli alieni nel famoso documento
Majestic
12, un falso quasi sicuro).
Uno scontro cruento avrebbe avuto luogo tra i "buoni" e gli EBE, e i
primi avrebbero preso il sopravvento sulla base, dove oggi lavorerebbero
trentasette "buoni" e tre EBE sarebbero tenuti prigionieri.
L'ufologo
William Hamilton si recò nell'ottobre del 1989 presso il
Little
Ale 'Inn, la birreria di
Rachel, sulla statale 375, la cui proprietaria, Pat Travis, gli disse di
conoscere di vista Yellow Fruit. Questo buffo termine non è altro che il nome
del primo livello delle unità di sicurezza dell'Area 51, oltre che
l'appellativo di una vecchia unità congiunta
Esercito-CIA.
Hamilton riuscì a parlare soltanto per telefono con Yellow Fruit, e questi gli
ripetè che sotto l'Area 51 c'erano enormi tunnel sotterranei che celavano
un'intensa attività governo-alieni.
Su richiesta di Knapp, Lazar si sottopose più volte al test del poligrafo (la
cosiddetta macchina della verità) con almeno quattro diversi esaminatori e con
risultati incoraggianti ma non univoci. Uno degli esaminatori,
Terry
Tavernetti, ricevette a sua
volta minacce telefoniche. Un ipnotista clinico che lavorava spesso con la
Polizia, Layne Keck,
nel 1989 sottopose inoltre Lazar a ipnosi regressiva, e concluse che l'uomo era
sincero ma che durante il suo periodo di lavoro per i servizi gli fu
somministrato un farmaco e gli furono date istruzioni ipnotiche per indurlo a
non ricordare i dettagli di ciò che aveva visto.
Il giornalista George Knapp, lo "scopritore" di Lazar, confermò che
le storie su Area 51 erano ricorrenti da anni, e che anche lui raccolse
direttamente inizi in senso positivo. Riuscì a contattare almeno quattro altri
informatori, fra i quali addetti alla sicurezza della base, che fecero parziali
ammissioni, anche sulla presenza di un velivolo discoidale ad Area 51. Un
professionista di Las Vegas gli disse che, mentre lavorava lì, vide atterrare
un disco, e che perciò fu tenuto per parecchie ore sotto interrogatorio. Un
controllore di volo addetto ai radar della base aerea di Nellis, invece, gli
raccontò di oggetti che volavano sulle Groom Mountains a oltre i mille
chilometri orari.
Un portavoce della base di Nellis, infine, confermò a Knapp l'esistenza di
un'installazione interna denominata S-4, ma si rifiutò di dare ulteriori
dettagli in merito.
Uno dei problemi con Bob Lazar è che fu sempre stato stranamente difficile
reperire tracce del suo background di specializzazioni universitarie e di
impieghi qualificati. Tuttavia, la dichiarazione dei redditi del 1989, che Lazar
esibì, citava un lavoro retribuito, svolto quell'anno in Nevada per i servizi
segreti della Marina. Il modello conteneva anche il numero di identificazione di
Lazar, comprensivo della sigla
MAJ,
che il fisico sosteneva di aver avuto quando lavorava ad S-4. L'ufologo
Bill
Moore, che avversava Lazar,
avanzò però seri dubbi sull'autenticità di tale dichiarazione. D'altro canto,
Lazar era una persona la cui credibilità si presta senz'altro ad essere
discussa. Nel 1990, infatti, fu condannato ad una pena detentiva (sospesa) per
aver partecipato alla gestione di una casa di tolleranza a Las Vegas. Lazar
ammise anche a mezza bocca di aver intravisto, dentro S-4, due uomini in camice
bianco discutere con "qualcuno di piccolo e dalle lunghe braccia", ma
si rifiutò di sostenere che poteva trattarsi di un alieno. Fra i centoventi
documenti che egli potè leggere, vi furono quelli concernenti i progetti
Galileo
(attività di volo con i dischi volanti),
Looking
Glass (studi sulla
possibilità di vedere il passato),
Siderick
(su potentissime armi a raggi) e uno riguardante l'origine dell'umanità, che
sarebbe nata grazie ad esperimenti genetici degli alieni, che peraltro avrebbero
programmato anche la venuta di Gesù sulla Terra!
Nel
1979, alieni presenti nella base avrebbero avuto uno scontro a fuoco con il
personale. Poi, nell'aprile 1987, in un incidente avvenuto ad Area 51, morirono
almeno due addetti. Lazar fu chiamato a sostituire uno di costoro.
Oggi, George Knapp, della KLAS-TV,
si chiede se Lazar non sia stato scelto per diffondere certe inverosimili
informazioni. Se è così, per disinformare su che cosa?
Dopo la clamorosa (e ambigua) uscita di Bob Lazar, l'Area 51 diventò, a torto o
a ragione, uno degli argomenti più affascinanti per i nuovi appassionati di
UFO, che anzi sembrano spesso fare - erroneamente - di questioni del genere la
stessa ragione d'essere dell'ufologia. Del resto, le novità non mancarono
affatto. Nel 1991, per esempio, un ex ufficiale della marina inglese riferì
alla rivista di ufologia Awareness
che nel 1984/1985, quando era membro dei commandos delle
SBS,
insieme ad altri tre ufficiali delle forze armate britanniche, fu inviato in
quella che i militari statunitensi chiamarono Dreamland o
Sandcastle
("castello di sabbia") e non Area 51, dove furono ammessi solo perch è
in ambito NATO
avevano accesso ad un livello di riservatezza assai elevato, l'EATS
(Executive Atomic Top
Secret). Intorno a quei
grandi tunnel sotterranei le difese erano eccezionali. Le riveliamo per la prima
volta al pubblico italiano: oltre a sensori laser, a mine antiuomo con guida
laser-satellitare e a sedici elicotteri
UH-60A
Blackhawk con squadre di
otto Berretti Verdi e feroci cani da combattimento, ci sono anche telecamere a
periscopio dotate di potenti sensori termici e lenti a raggi infrarossi usate su
sommergibili nucleari. Trasmettitori a microonde circondano la zona di fasci
che, se interrotti da qualcuno che vi passi attraverso, fanno scattare l'allarme
a Dreamland. Due elicotteri
Jetranger
della Polizia di Contea sono il primo monito ai curiosi che si allontanino dalle
vie principali per avvicinarsi al perimetro di Dreamland. Un satellite
geostazionario con telecamere a fortissima capacità di zoomata tiene sotto
controllo l'intera regione dallo spazio, e può far detonare le mine antiuomo
con segnali a microonde, in modo da convincere eventuali intrusi che nella zona
sono in corso esercitazioni di artiglieria, e costringerli a fare marcia
indietro. Il comandante della base è un generale a due stelle.
Il
giorno della loro partenza, Jock e gli altri ebbero modo di passare attraverso
inaspettati ed immensi hangar sotterranei. In questa occasione, uscendo da essi,
l'analista navale, il capitano dei parà e l'ufficiale del
22°
Reggimento SAS (i commandos
della RAF) videro uno stranissimo velivolo passare a bassa quota su di loro.
Furono ricondotti nell'hangar dal militare dell'USAF che li scortava e due
colonnelli, in tono intimidatorio, li ammonirono che avevano visto "il volo
di prova di un nuovo velivolo". Ma le indiscrezioni proseguirono: a fine
novembre 1995, l'ufologo Roberto
Pinotti visitò le zone
intorno ad Area 51.
Norio Hayakawa,
appassionato studioso della faccenda, gli fornì alcune foto pirata della base.
A Rachel, alla birreria Little Ale'Inn, Pinotti incontrò il
proprietario
Joe
Travis. Attraverso lui,
intervistò la testimone del passaggio a bassa quota di un "fuso
grigio" sulla zona. La donna fu poi interrogata sul suo avvistamento da
personale di servizio di Area 51. Pochi giorni dopo, in un congresso ufologico
svoltosi a Mesquite, presso Las Vegas, Pinotti conobbe due persone che dissero
di aver lavorato ad Area 51: il tecnico
Chuck
Clark, ma soprattutto un
certo Bill Uhouse
(è
uno pseudonimo) che sostenne di aver operato nella base come ingegnere, e che lì
gli alieni sarebbero stati ospiti anche come
"istruttori tecnici"!
Ai primi del 1995, però, si ebbe, forse, una svolta. Una denuncia alle autorità federali contro il Dipartimento della Difesa e l'USAF fu presentata da Helen Frost, vedova di uno degli impiegati civili della base morto avvelenato tre anni prima per aver respirato miasmi provenienti da un pozzo in cui si bruciavano solventi speciali e da altri trentanove tecnici, che soffrirono danni più lievi per l'esposizione a materiali nocivi. Loro legale è Jonathan Hurley, docente alla George Washington University e promotore di iniziative contro i reati ambientali. Il tribunale di Las Vegas ha in corso un'inchiesta. Riuscirà Hurley a rompere la cortina di silenzio che circonda le attività di Area 51?
Nel febbraio scorso, intanto, la giornalista aeronautica
Susan
Crabtrea pubblicò
Black
eagles, un libro
dettagliatissimo in cui ricostruisce la storia degli avvistamenti UFO nella zona
e li mette in relazione con le sperimentazioni di aerei militari che furono di
volta in volta all'avanguardia: dalle "ali volanti" degli anni '40, ai
reattori dipinti tutti in nero, ai
velivoli a forma di piatto, agli U-2 ed SR-71, fino agli F-117A e agli
ipersonici Aurora, che, ormai in avanzato collaudo, sarebbero in grado di volare
a ottomila chilometri orari e fino a cento chilometri di quota!
Comunque sia, quello di Area 51 è un mito che ormai dilaga. Una riprova?
L'1 febbraio 1996, su pressioni della
Commissione
Statale per il Turismo, lo
stato del Nevada ribattezzò furbescamente la statale 375, che corre lungo
l'Area 51, Extraterrestrial
highway ("Autostrada extraterrestre"), seminandola di enormi cartelli.