
Questo articolo, di Paolo Toselli, è tratto dal mensile Focus n° 131 (settembre 2003).
Seimila
anni di storia: l'orma più nitida e profonda lasciata da una civiltà umana
sul suolo del nostro pianeta. Quanti misteri si incontrano, quando si analizzano
la cultura, l'architettura, le arti di un popolo che nel 3000 a.C. aveva già
raggiunto un grado di tecnologia e conoscenze
sbalorditivo. Gli
UFO erano
conosciuti anche in Egitto: numerose sono le testimonianze che si possono
leggere attraverso i reperti tramandati dalla terra dei faraoni
e delle
piramidi. Studiosi di corrente
scettica ritengono che le interpretazioni ufologiche di alcuni oggetti o forme
di scrittura dell'antico Egitto siano alquanto forzate, come nel caso del
profilo di un elicottero che appare sull'architrave di un tempio risalente
all'epoca di Seti
I (vedi fondo pagina),
in compagnia di altre figure che sembrano rappresentare
un aereo, un sottomarino e un'aeronave. In alcuni casi può essere vero, ma è
impossibile non pensare
alla complessità delle piramidi e alle loro corrispondenze astronomiche. Gli Egizi avevano inoltre un rapporto privilegiato con gli
"esseri superiori" provenienti dallo spazio stellato. Forse sono solo supposizioni dettate
dall'ansia di conoscere la nostra storia, ma la ragione e il metodo empirico
non bastano a ricondurre nei limiti della logica una civiltà che ancora a noi
appare aliena. Il papiro
Tulli
ci offre la testimonianza di una
presenza
arcana nei cieli dell'Egitto:
o stesso re. Ciò accadde dopo cena. Di poi questi cerchi di
fuoco salirono più che mai alti nel cielo e si diressero verso sud. Pesci
ed uccelli caddero allora dal cielo. Grande fenomeno che mai a memoria d'uomo
fu in questa terra osservato... ed il Faraone fece portare
dell'incenso per rimettersi in pace con la Terra... e quanto
accadde il Faraone diede ordine di scriverlo e di conservarlo negli Annali della
Casa della Vita, affinché fosse ricordato per sempre dai posteri...
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E' un testo suggestivo, uno straordinario caso ufologico documentato. In questa sede, però, non vogliamo addentrarci in nuove teorie relative al significato della Sfinge o ai misteri dei sotterranei segreti delle piramidi. Non vogliamo neanche tentare una nuova ipotesi di lettura dei Libri dei Morti, testi che indubbiamente nascondono un linguaggio riservato agli eletti del cielo. Ci spostiamo invece nell'Egitto di un'epoca non ancora sufficientemente studiata: l'Egitto dei Copti, popolazione che fu di stanza nella terra del Nilo tra il sesto e la metà del settimo secolo d.C. I Copti erano discendenti diretti degli egiziani dell'epoca faraonica, come attesta la loro lingua, ultimo stadio di evoluzione dell'egizio. Essi ereditarono le grandi tradizioni egiziane, comprese le storie e le leggende riguardanti incontri con esseri intelligenti venuti dallo spazio. Il popolo copto eccelse nella decorazione di ceramiche e tessuti, spesso con soggetti pagani. Presso un mercato dell'antiquariato milanese ci è capitato di osservare alcune statuette in terracotta copte, risalenti al settimo secolo d.C., effigianti creature simili agli esseri umani, con grandi teste, occhi sporgenti e quattro dita per mano. Il costo eccessivo per le nostre risorse ci ha dissuaso a malincuore dall'acquistarle. Le stesse creature sono probabilmente raffigurate su un tessuto copto del sesto/settimo secolo d.C., in vendita recentemente presso il negozio di oggetti archeologici L'antica arte, via Crispi 33, La Spezia. Pubblichiamo qui la foto del singolare reperto (a sinistra). Si nota che i tre personaggi hanno teste voluminose, grandi occhi neri tondeggianti, uno strano copricapo e quattro dita per mano.